Maria Grazia Nappa, Inedito


Mi sento osservata dalle tue narici,
nel ventre del tuo sangue dimorano sette velieri.
E tu sei la prua della mia commozione,
fanciullezza remota del pianto antico.
Ti assomiglio al mattino,
quando il freddo s’innalza in venere;
odoriamo di mare grottesco
le cui maree divorano querce impazzite.
Solitarie, in sordina, tra i rami caduti, noi mai camminiamo, mai camminiamo.

Sono te in mille pezzi
Sei me in un sospiro;
Ogni mio scrigno
È recintato nel tuo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...