Il Visionario intervista Francesco Cristofaro

Domande su “Mi abitavi dentro” (La Rondine, 2019)

Francesco Cristofaro, nasce a Catanzaro, il 2 Giugno del 1995. Ha 24 anni e tanti sogni tra le mani. Studia Lingue e Culture moderne presso L’università della Calabria da un po’ e insegna Inglese. Scrive da quando ha cominciato a sentire che il dolore non è niente, se ne scrivi un po’ su un pezzo di carta. Ha pubblicato i romanzi Distanze (La rondine Edizioni, 2018) e Mi abitavi dentro (La rondine Edizioni, 2019).

Quando hai capito che scrivere sarebbe stato il tuo modo di concederti al mondo?

In realtà non l’ho mai capito. L’ho fatto e basta. L’ho fatto per salvarmi dopo aver pensato di salvare sempre gli altri e mai me stesso. Ho scritto quasi per egoismo, per bisogno. Il fatto che gli altri mi abbiano conosciuto è stato un caso, giuro.


Nel tuo ultimo romanzo “Mi abitavi dentro” parli della violenza sulle donne, fino a toccare il femminicidio.
Cosa ti ha spinto a toccare un’argomento così delicato
e attuale?


E’ stato strano. Non volevo parlare di violenza. Non ho scritto per parlare di violenza. Ma un romanzo è cosi, quando non vuoi parla al posto tuo. Il tema “violenza sulle donne” mi ha sempre bucato lo stomaco, forse era arrivato il momento di farlo sapere un po’ a tutti. Dire alle donne che non solo sole. Che qualcuno addirittura le capisce. Che qualcuno riesce ancora ad accarezzarle. Per questo l’ho scritto.


Mi abitavi dentro sta per diventare un opera teatrale.
Te lo saresti mai aspettato? 


Non mi sono mai aspettato nulla. In generale tutte le speranze le tengo dentro le mani e le metto in tasca. Per quelli come me, sperare, vuol dire quasi morire. Poi è arrivata questa proposta, e ho subito detto di sì. Ancora non ci credo. Abbiamo fatto i casting e tutto sta prendendo forma. Un po’ come le cose che non ti aspetti, che diventano magia, così.


Negli ultimi anni si sta sviluppando un modo di fare poesia molto immediata e quasi mai efficace. Parliamo dei giovani, dei social e degli instapoets. Che cosa pensi a riguardo?


Credo nel valore delle persone che scrivono. Credo che ogni tipo di scrittura abbia il diritto di dire al mondo che esiste. I social sicuramente sono uno specchio, una vetrina. Ma non si deve scrivere per i social. Si scrive per la vita, i social possono prenderti per mano, possono farti trovare da chi non ti conosce. C’è davvero chi ha bisogno di essere scoperto, ma c’è addirittura qualcuno a cui non importa niente. E scrive. Scrive e basta.


Fai il nome di cinque romanzi che ti hanno costruito come uomo e come autore.

Se questo è un uomo, Primo Levi. Il diario di Anna Frank. Questi due libri mi hanno detto che potevo farcela anche io. Ne ho letto moltissimi altri, ma questi due mi hanno quasi insegnato la vita.


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