Oscar prevosti, inediti


BORDELLI

e così
ho finito per trovarti
dentro ai bordelli.

e non so
se nella bugia dei corpi
e dei seni
e dei piedi
e degli orgasmi simulati
io cercavo te
o la mia vendetta.

come se
poi
a penetrare altre storie
e altri pezzi di carne
e altre giovinezze
si potesse
fare pari e patta:
barattare
con denaro contante
l’ignominia
di non essere amati.

somiglia
così tanto al tuo ombelico
questo buco
che mi vedo nel cervello.


IPOCONDRIA

l’ipocondria
mi ha tenuto lontano dalle droghe pesanti.

posso dire
che
la paranoia mi ha salvato la vita
ma in realtà
si è solo curata
di protrarre sé stessa.

forse
se fossi nato negli anni settanta
nel 1998
sarei morto con una siringa di eroina infilata nel braccio.

l’ossessione
della mia vita è sempre stata
la perfezione.

io mi vergogno
di non avere forme angeliche.

mi vergogno
come un pedofilo.

mi vergogno
al punto che quando mi guardo allo specchio
vedo
un lucifero deturpato.

rimpiango
una bellezza tanto aliena
che non sono
più neppure sicuro
di averla mai vista.

del cielo
conservo soltanto
il bando di esilio.


SEI STATO BRAVO

e mi capita
anche
di pensare che in fondo
non mi va male.

e quasi mi paio
bastare
a me stesso:
mi piace
guardare la brace dentro i camini
a me
piace
starmene a casa quando è sabato sera
e ascoltare chopin
sdraiato per terra
mi piace
recitare d’annunzio se sono contento
e
mi
piace
leggere fiabe per il mio cane:
capita
che lui mi capisce.

proust
ha scritto
che il vero viaggio
sta nell’avere altri occhi:
se è così
io ho già visto
da
sopra
il
mio
letto
oltre mezzo universo.

e so

che già domani
poi
non sarò me stesso:
e via
dietro all’ansia che a tutti quanti
ci uccide e lega.

sebbene so
che
triste solo è
assai meglio che tristi insieme
mi accodo
con
il
mio
numerino
a quelli che cercano
in fila ordinata
una vagina
un pesce rosso
o dio.

forse
ciò che noi si cerca
nella vita
è questo:
fare
agitare
scopare
scalciare
strillare
perché qualcuno un giorno ci dica:
bravo.

sei
stato
bravo.


IO, TE E CESARE PAVESE

potrei
applicare a noi
l’intera poesia di Pavese.
ma tu
non capiresti.
qui
esattamente sta
la mia prigione:
nell’incomunicabilità.
schiantato
dai tuoi istanti più belli,
ti ho sempre e soltanto veduta.
per tutti
la morte ha uno sguardo:
verrà la mia
e ha già i tuoi occhi.


Pubblicato da Il Visionario

Il Visionario è un Blog di Poesia nato nel 2019 e diretto da Lorenzo Mele.

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