Il Visionario intervista Paolo Amoruso

Paolo Amoruso, classe 1995, event planner. Studente in Beni Archivistici e Librari. Follemente innamorato della parola, ha pubblicato Piccole Storie Indaco (Edizioni La Gru, collana Scintille, 2011), Aldebaran (silloge a quattro mani scritta assieme a Maria Grazia Vai, Edizioni Rupe Mutevole, collana Poesia, 2013), Madeleine (Edizioni Terra D’Ulivi, collana Le Murrine, 2014). Marmotte Domestiche è il suo ultimo libro. Andrea Salvataci, noto giornalista del Corriere Della Sera lo ha definito una voce potentissima e destabilizzante. Crede fortemente nella libertà d’espressione, nel potere dell’arte, della cultura come mezzo che dirige. Adora il vetusto, gli odori, le chele di granchio, le antine in legno bianco. Uno dei suoi migliori amici è il Biancosarti. Scrive perché scrivere è vita. Vive per scrivere.

Paolo, come mai la scelta di non usare la punteggiatura?

L’obbiettivo è semplice: permettere a chi mi leggerà di creare altre storie attraverso le mie parole. Credo che la figura che spieghi meglio questo esperimento, sia quella di un sillabario da cui chiunque può attingere come crede per poter, a suo modo, raccontare raccontandosi. Ciò non significa che il libro sia sprovvisto di un ordine ma che gli altri ne possano dare, in assoluta libertà, uno tutto loro.


La lunghezza dei tuoi testi, all’interno di Marmotte domestiche e l’assenza di punteggiatura, lo fanno quasi sembrare un monologo interiore. Hai mai pensato che una scrittura prolissa, potesse addirittura annoiare?

Sicuramente la lunghezza dei testi può sfociare nell’ampolloso. È anche vero, però, che i viaggi interiori sono sempre caotici, confusionari, non sono mai puliti prima della loro conclusione. Il lettore può abituarsi a questo stile. Arrivando alla fine troverà una chiarificazione.
Non a caso, ho scelto l’immortalità della parola come tema principale del libro. Il mio intento è quello di rappresentare la parola come un luogo nel quale si entra diventando un altro luogo, nel quale tutti coloro che vi entrano, a loro volta, sono altri luoghi ancora, e tutti, nessuno escluso sono legati da un filo indistruttibile che è la storia in primis, poi la vita.


La tua prima pubblicazione è avvenuta all’età di quindici anni. Un’età piuttosto giovane per uno che vuole far parte dello scenario letterario italiano, eppure a te è successo. Puoi raccontarci com’è avvenuto?

Ho sempre raccontato di aver seguito a scuola un corso di scrittura creativa, dove la mia insegnante di inglese mi stimolò a divulgare le mie poesie, a propormi presso case editrici. Effettivamente è così. Il primo libro è stato pubblicato l’inverno seguente questa esperienza. Poi gli altri, assieme ai concorsi, le interviste, gli articoli e le presentazioni.
All’origine però vi è un aneddoto di cui non ho mai detto che questa volta svelerò.
A 13 anni approdo su uno spazio virtuale, una comunità su cui si condividevano pensieri e ci si confrontava. Alcuni pubblicavano in anonimo, utilizzando spesso uno pseudonimo, ed io ero uno di questi. Qui incontro Perla, sicuramente la mia prima vera lettrice. Anche lei scriveva poesie, alle quali univa sempre delle immagini, volti e corpi generalmente. Mi legai prima alla sua poesia, estremamente simbolica, poi a lei. La nostra è stata un’amicizia di segni e segreti. Poi ci siamo persi, quando e come l’ho rimosso. Lei era solita dirmi che un giorno, mi avrebbe ritrovato tra le pagine di un libro, con la copertina e la rilegatura. Forse, non l’ho mai ringraziata per il suo incoraggiamento. A proposito di segni: a volte, mi piace pensare, che ci sia qualcosa che continui ad unirci, come le filigrane con le cartiere.


Che cosa ti aspetti da Marmotte domestiche?

Un rapporto. Mi piacerebbe conquistarne un rapporto con i lettori. L’ho già detto in un’altra intervista: non m’interessa l’approvazione, piuttosto il confronto, lo scambio. Mi piacerebbe moltissimo che qualcuno, dopo aver letto questo libro mi scrivesse per raccontarmi la sua storia, i suoi ricordi, le sue radici. Marmotte Domestiche è un libro che cerca contatto, calore, comunione, voci e volti.


Facci il nome di tre poeti che dovremmo assolutamente leggere.

Fernanda Ferraresso, Ron Padgett, Cristina Bove.


“Marmotte domestiche” è un’opera della modernità del giovane poeta pugliese, Paolo Amoruso. E un libro attraverso il quale lo scrittore sperimenta un nuovo stile di scrittura che conduce il lettore a conoscere se stesso e a toccare in profondità le corde della propria anima.

Pubblicato da Il Visionario

Il Visionario è un Blog di Poesia nato nel 2019 e diretto da Lorenzo Mele.

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