Joan Josep Barceló i Bauçà, elettronegatività


immolazione tra convulsioni mimetiche di cristalli di magnesio

sei così denso, così impenetrabile,
come un uccello che vaga alla ricerca del sole,
una impostura senza peso
quando mi interroghi all’alba.

cosa?
non farlo.
perché?
perché no.
così variabile, ancora il sangue
può generare la tua immagine sulla soglia del cielo,
essere l’ultimatum del coraggio
nello stato di quiete del colore delle pietre
e trasformarti in carne trascendente.
sei così denso, così impenetrabile,
e così variabile,
ma, perché mi interroghi all’alba?


*


coinvolgimento spontaneo nelle fiamme del fosforo


prima dell’inganno,
il desiderio emigra nel rango di un disprezzo illecito
per diventare
un’anomalia di sudore riscattato,
inetto e timoroso,
ed è una struttura impropria
che nessuno chiede.

l’intrauniverso è un solido ceroso insolubile nell’acqua,
fatto di lamenti di brane
che si trasformano in principio e fine
di un viaggio verso gli antipodi.

nelle arterie delle nuvole,
le corde infiammate collegano infiniti,
sono la parte spaziotemporale di me,
l’altra parte, è carne umana.

*

la germinazione integrale della luce del berillio

più leggera – contro un urlo della schiena –
è la preferenza dell’altezza,
come l’acciaio blu che viaggia nell’arteria.

si addormenta, perché non vuole leggere più
questo inventario – nell’invisibile della brina –
è una curva chiusa
nell’inesistenza dell’aria che esala
il suo bivalente nome idraulico.

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