Joan Josep Barceló i Bauçà – electronegativitat / elettronegatività

Joan Josep Barceló i Bauçà (Palma di Maiorca – Spagna, 1953). Ha studiato scienze umane e scientifiche nelle Università di Barcellona, Isole Baleari, Madrid e Londra. È autore di numerosi libri di poesia in catalano e italiano. Sviluppa uno stile caratterizzato dal surrealismo e dall’astrazione, con riferimenti a un mondo onirico e mitico, spirituale e carnale, alla ricerca di un concetto rivoluzionario. Ci parla della terraferma e del blu dell’oceano Artico e paesaggi polari in svalbard, seguendo le caratteristiche di un universo in cui la parola diventa il soffio di un nuovo tempo e si trasforma in carne cruda per diventare un mare di tempeste nella notte. Luce e oscurità dominano il linguaggio finché il desiderio è la scintilla del fuoco e solo la vita può sopravvivere in un’emergenza improvvisa. La ricerca di un infinito ci rende nomadi che cercano un attimo di tenerezza, un desiderio di trovare gli unici esseri che hanno le chiavi di persistenza per aprire il cosmo e per renderci i collegamenti covalenti di una vita che va oltre la stessa esistenza in un suicidio mafico della stessa parola, così che la poesia prende la forza del tempo e diventa una furia di sangue e ci permette di vivere più intensamente e di rinascere dopo dal grembo della madre di cui siamo tutti figli tra scintille di elettronegatività.

immolazione tra convulsioni mimetiche di cristalli di magnesio

sei così denso, così impenetrabile,
come un uccello che vaga alla ricerca del sole,
una impostura senza peso
quando mi interroghi all’alba.

cosa?
non farlo.
perché?
perché no.
così variabile, ancora il sangue
può generare la tua immagine sulla soglia del cielo,
essere l’ultimatum del coraggio
nello stato di quiete del colore delle pietre
e trasformarti in carne trascendente.
sei così denso, così impenetrabile,
e così variabile,
ma, perché mi interroghi all’alba?


*


coinvolgimento spontaneo nelle fiamme del fosforo


prima dell’inganno,
il desiderio emigra nel rango di un disprezzo illecito
per diventare
un’anomalia di sudore riscattato,
inetto e timoroso,
ed è una struttura impropria
che nessuno chiede.

l’intrauniverso è un solido ceroso insolubile nell’acqua,
fatto di lamenti di brane
che si trasformano in principio e fine
di un viaggio verso gli antipodi.

nelle arterie delle nuvole,
le corde infiammate collegano infiniti,
sono la parte spaziotemporale di me,
l’altra parte, è carne umana.

*

la germinazione integrale della luce del berillio

più leggera – contro un urlo della schiena –
è la preferenza dell’altezza,
come l’acciaio blu che viaggia nell’arteria.

si addormenta, perché non vuole leggere più
questo inventario – nell’invisibile della brina –
è una curva chiusa
nell’inesistenza dell’aria che esala
il suo bivalente nome idraulico.

Pubblicato da Il Visionario

Il Visionario è un Blog di Poesia nato nel 2019 e diretto da Lorenzo Mele.

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