Oggi mentre eri sulla sdraio
in preda al dolore e alle lacrime
mi hai teso una mano
chiedendomi aiuto
per sistemarti la schiena.
A me è piaciuto pensare
anche per un istante
che avessi soltanto bisogno
di avermi tra le tue dita.

*


Io, nel ricordo
di una strada bucata
mano nella mano con un padre
che non è mai stato il mio.


Sul dito un moccolo verde
e nell’occhio un’immagine
di una bici senza freni
che mi aspetta impaziente
come un cane gioioso
pronto a farmi le feste
nel cortile di casa.

*


Anche il silenzio mi parla al posto tuo,
quel silenzio che ti è caduto giù dalla tasca.
Dice che ti sei persa come si perdono i folli,
tu, che folle non lo sei affatto.
Anche io come te
mi sento una gioia martoriata
che aspetta una parola sana
davanti al camino.

*

Ero una piccola gioia senza denti
che rideva forte come può il sole
ma nella culla accanto
il sentirla piangere
quella bambina come me
mi ha fatto capire
che non si ride mai abbastanza
se non si sa perché si ride
e allora ridevo forte forte ancora
fino a spegnere il suono del pianto
che sbatteva i nostri sogni
in faccia alle pareti.

*

Ma non abbiamo più paura,
noi figli appesi a un filo,
noi che la morte
l’abbiamo vista in faccia
e la chiamavamo Madre.

*

E questo è quello che rimane:
fumarci, pensarci, disperare.
Avere negli occhi un ricordo,
poi strofinarlo al buio sul buio
e nel buio affondare.