Emanuele martinuzzi, Poesie inedite


Perla

Se non fosse per l’architettura assente
di queste stelle, giunte al buio come questue
di nubi, non ci saremmo eclissati, nuda
preghiera che brucia, l’uno nell’altro.

Se non fosse per i nomi di queste pietre,
martiri che brancolano nei nostri sguardi
come aridi gorghi, non saremmo
letto di fiume, l’uno per l’altro.

Radici di vuote mani il tetto che ci custodisce,
polvere il simulacro del nostro viaggiare,
calice rotto il ventre, l’ebbrezza del nostro riposo
insonne e morente.

Quello che cerchiamo è il calore di perdersi,
una parola in rovina che annaspi nel sentimento,
ira e fuga, mosaico di labbra, aurora
dipinta con ciò che scolora.

*

Un giorno in affresco

Un giorno in affresco
di afflizione capii
che solo per sottrazione
s’incendiano i tramonti:
tolto l’abito di tenebra
agli orizzonti germogliano
invernali emorragie.

*

In ostaggio

In ostaggio alla malinconia,
nulla emarginato nei territori
assetati del ricordo, mi lascio
sommergere dal fiume orale
che divarica le sue sponde
di detriti inconsolabili
fino a farmi riemergere
asciutto vocabolo di una crisi.

*

Destato

Destato al frammento della fede
volli cadere a piacere
verso le falde dove scorre
sotterranea la morte,
perché tutto è una questione
di tacere o ferire,
perché niente è poesia.

*

Ascoltarsi

Ascoltarsi
è la scomunica del mare
quando t’infrange
alla quiete.

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