Rita Bompadre recensisce “Guerra” di Daniele Mattei


L’opera “Guerra” di Daniele Mattei (El Doctor Sax Edizioni) è un efferato conflitto cosciente fra gli opposti desideri di un acceso passato capace di resistere all’inevitabile dissolvenza e l’inarrestabile decadenza della dimenticanza. L’analisi poetica è incessante, sanguigna, viscerale e accompagna le spietate ed irriverenti crudeltà umane nell’intreccio tortuoso e cinico di chi guarda oltre l’incontrollata follia del cuore. L’evocazione di ogni corrispondenza è un seduttivo recupero del tempo autobiografico che si tinge di un colore acceso, frenetico e chimerico in un infinito vagabondaggio emotivo. L’autore compone a motivi d’ispirazione indulgenti speranze ed evanescenti sogni, l’estensione irresistibile di fughe calcolate e di imprevedibili ritorni, l’autenticità di tormentati ed irrequieti indugi sentimentali. Il respiro di ogni verso è una malinconia senza repliche in ogni inclinare spazio – temporale, nella suggestione dei ricordi e nella percezione dell’attimo che li distrugge. Il poeta conosce la caducità che divora gli individui nella consapevolezza intransigente della propria limitatezza e con potente e accanita determinazione crea uno stile inflessibile ed incessante, alieno da ogni forma di perbenismo e immerso in un vortice disarmante e disingannante in ogni capacità espressiva. L’autore possiede l’arte dell’osservazione di una visione del mondo, giudicato senza riscatto se non con la difesa della nostalgia e saccheggia con l’arma della poesia l’inconsistenza intellettuale ed esistenziale. Una furiosa e lacerante attesa di un altrove, una corsa cieca in un cammino di sfuggente purezza alimentano la scrittura martellante. Ogni composizione poetica e narrativa è imbevuta nel grottesco anacronismo in cui vivono e si ammalano i personaggi descritti e vissuti. Nella lotta durissima per la sopravvivenza Daniele Mattei si guarda sempre indietro e un denso, doloroso trasferimento emotivo incombe nella desolazione abitata dalle sue sensazioni e persegue un sentire che vive sempre di un estremo tentativo di assecondare il tempo degli affetti. Daniele Mattei accoglie  il caos e ne fa modo espressivo, inabissa  l’alleanza tra vita e morte, ogni vibrazione di malattia dell’anima, combatte contro le metafore inestinguibili della commedia umana. A tutti, prima o dopo, fa tradimento la vita e le assenze che non trovano chiarimento lasciano nel mestiere di scrivere l’innocenza di ogni mancanza.

Rita Bompadre

Sei la mia voce
la grazia
la brama
sei ciò che non esiste
la fede spezzata
sei di una madonna
la ferita che riluce
il senso del sangue

la mia croce.

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