finis.

sul colle dove c’era la casa diroccata
guardavamo le stelle a prima sera:
il Carro Aldebaran Sirio Orione.
Nella casa di sotto (che poi avremmo venduto)
c’era mia madre sola – annegata nel corpo
disfatto dell’estate, blaterava parole:
una spiga recisa la sua mente di falco
già da tempo la morte le aveva dato scacco.

*

né il giorno né l’ora.

leggevo che il desiderio si trova
financo nei batteri, negli uccelli –
siamo forse il composto di ricordi,
acidi nucleici, di proteine,
ma ancora non sappiamo giorno e ora
e cosa più importante
il luogo: il letto rotto della casa
di via Cristoforo Colombo, il costo
senza mai beneficio di parole
adoperate, amate, vomitate.

*

figli.

t’era figlio Michele, t’era figlia Lucia
ore passate molte a parlare di Cristo
delle nuvole in volo, delle storie sbagliate
tutte – che ne facevi possibili splendori –
tu che piangevi spesso sola segretamente
ma con tutti ridevi di morte e vita insieme.
Oggi se guardo fuori, se vedo il mare pure
tra le colline e i campi – io che non so nuotare,
che temo l’acqua alta, penso a te che dicevi
di volere volare libera come un gabbiano
dietro la scia bianca d’una nave, lontano.

*

i parenti degli altri.

ti risuona una voce nelle orecchie
mi dici che senti qualcuno a notte
un rumore continuo: sarà il mare
dico, il mare, lo vedi? La finestra
del Buccheri La Ferla sempre aperta
dà sul parcheggio vuoto: è ancora presto
lo puoi sentire il mare. Ci saranno
tra poco tante macchine: verranno
a mezzogiorno i parenti degli altri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...