Giovanna Cristina Vivinetto, Dove non siamo stati


Chiedere al prodigio di lasciarsi
addomesticare è come chiedere
all’imperscrutabile di farsi
luce piena, pretendere nel silenzio
di riconoscere una voce chiara
e nell’aria uno spostamento d’aria
che non c’era. Così quando a mani giunte
mi hai pregato di rendere il mio stato
più semplice agli occhi degli altri,
di assottigliare il limite tra me e le cose,
io ti ho riso in faccia e poi ho riso di me
che fino ad allora avevo smosso mari
interi di pietà per tutti gli altri
e per me bastava appena un pianto
nella gola a farmi soffocare.

*

Come quando il cuore ti ha morso forte
il braccio, tu eri già preparata. A colpi
di diaframma hai sviscerato tutta la voce,
per le scale hai cacciato via il malore,
gli hai urlato di non tornare più.

Su due gambe solide come tronchi
non potevi ancora rinunciare
alle tue cose, ai gemelli nipotini
da poco nati – alla luce intatta
di quel piccolo mondo cristallino.

*

Quando si muore le ombre si assiepano
un po’ più in qua, affondano dense negli anni
ultimi mentre nella mente tu ritorni quella
di sempre. Così non sei più la forchetta
impugnata al contrario, non sei
il giro di passi a vuoto nella casa
scordata né l’immensa paura annidata
negli occhi, più non sei la fatica piccola
nel tenersi aggrappata ancora a qualcosa.

Sei la voce mansueta nel citofono
nella visita del fine settimana:
Chi è? Chi è?, “Siamo noi, nonna, apri”.
Sei lo stupore buono in attesa
in cima alle scale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...