Cara Catastrofe,


m’innamori
come il gelo sul lungolago di Mantova,
le luci dei lampioni di Milano,
le onde sul porto di Genova
e la strada oscura dei vicoli di Napoli.
Trova nuovi colori e tratti
che m’incantino.
Dipingi la geografia del mio sentire.
Io credo solo agli incantesimi.

*

Cara Catastrofe,


ho aperto l’armadio per fare spazio
ai tuoi sorrisi, li indosso
come abiti leggeri in primavera.
Pizzico sulla pelle.
Armatura di piume profumate.

*

Cara Catastrofe,


mi tuona nella testa
il verso di una poesia.
Ha il suono di me
che assaporo la tua indecenza,
il tuo amore dentro,
che mi vede così:
traboccante della tua pena
dentro le mie viscere.

*

Cara Catastrofe,


mi dichiaro orfana di parole.
Corro sul tuo balcone.
Dove ogni angolo è casa.

*

Sono una giornalista
e nel mio nome c’è una promessa,
che mi insemina la colpa.
Ieri gli italiani sono andati a votare.
Ho fatto una diretta televisiva.
Penso al modo in cui rincorro le persone,
come se fossero qualcuno,
e non un ammasso di parole
semanticamente ordinate secondo l’alfabeto
della mia indifferenza emotiva.
Sfrutto le loro storie per guadagnarmi il pane,
e non ho neanche fame di vita.

*

Anche l’ultima volta che mi hai amata
avevi gli occhi rossi della rabbia
e le mani forti che premevano
sulla carne debole.
Ho pronunciato il tuo nome
per dirti addio
con l’afonia della paura,
lo sguardo di un cervo abbagliato dai fari.
I segni rossi sul collo
sono l’ultimo ricordo che ho di me.

*

Oggi ho incartato la mia tristezza,
ordinato alfabeticamente i miei dolori
e piegato tutte le mie inquietudini.
Ogni scatola pesa come la sensibilità
dei miei polpastrelli
quando toccano la mia pelle
tumefatta dal tuo amore.
Sei la somma dei miei sorrisi falsi e bagnati.

*

A fatica apro il cassetto delle possibilità
e cerco invano
tra i cocci delle mie domande
la colla di una tua azione.

*

Ti cerco nella lista degli impegni.
Torno indietro.
Sei lì, tra l’errore e la sbavatura.
È quasi un anno che ti sbaglio.

*

Il mio sguardo su di te
era un punto di sutura, su ferite
che non sapevo di avere.
Che fanno male, ora.

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