Valentina Calista, L’abbraccio che manca al giorno




Nei nomi del padre e della madre

Nei nomi del padre e della madre,
nella notte in cui mi spostavo dall’etere
all’utero. Lì, l’amore racchiuso nel pensiero.
Avanti a tutti voi, diritta come abete,
nuda, sabbia di deserto io, voi miraggio.

Madre che sei madre nel nome e nella pancia,
Padre che sei padre nel nome e nel cognome,
pensieri amorosi scolorano senza presenza
senza il dare vostro e il mio ricevere: il nome
assenza.

*

Se mi lascio orchestrare

Stasera dimentico
come scrivere l’eterno tra le righe,
tra le rughe delle nostre voci riunite.
Un’afflitta afonia del desiderio,
del canto che non vuole morire.
Io ti amo. E se ti amo mi amo meglio.
O di più. Forse anche oltre mi amo.
E ti amo meglio se mi lascio orchestrare.
Ma l’orecchio si aguzza, riprendo l’ascolto
delle nostre voci fasciate qui dentro
in un loculo casa che sa di veggenza
in una baia di letto che ci ridona al vento.
E assaggio salsedine – antico amore –
sulla tua pelle di sabbia come pietanza
di nuovo, d’amore.

*

I vuoti dell’aria

Non voglio digerire queste distruzioni.
Voglio invece guardare invecchiare
la foglia che cade, fluttua e riposa
su suoli che (più) non guardiamo.
Voglio, sì, voglio toccare i vuoti dell’aria
quando i rami si piegano sulla seta dell’acqua,
quando dalla bocca piroettano parole,
quando il mio respiro – nel tuo stesso respiro –
m’introduce a qualche canto che non ti so dire.