Michele Tarzia | Elogio alla solitudine dello sguardo | Poesie Edite


À la derive

Batto forte il martello sul mio corpo
mentre il computer manda incessantemente dei ru-
mori.

Dovrei ascoltarli?

Capisco che la mia anima sta andando via,
à la derive.
Come un ruscello pieno d’acqua,
come in Andrej Rublëv.

L’attimo prima del colpo
io muoio,
in balìa delle immagini in movimento.

*

Elogio alla solitudine dello sguardo

L’ho perduto.
È andato via quando il mio atto del filmare è stato
contaminato dal vedere.
La purezza dello sguardo è svanita. Si è fatta mera so-
litudine.

I miei occhi sono serrati
persi
nella gioia del dolore.
L’agonia dello sguardo è arrivata.
Sento il suo peso dentro i miei occhi
mentre
le palpebre sono ancora chiuse.
Non riesco più a vedere
ma posso immaginarmi di guardare,

oltre il buio.