Che cosa rappresenta per te la poesia al giorno d’oggi?


Una via d’uscita, l’unico nutrimento terreno davvero efficace per l’anima, che io conosca.

Figure Terrene è il tuo ultimo lavoro edito da LietoColle, non molto distante dalla pubblicazione di In Febbre e sudori. Questo mi fa pensare che la tua sia una poesia quotidiana, una sorta di esercizio Zen per affrontare la vita. In quale spazio della giornata ti concentri sulla scrittura?


Ho periodi in cui scrivo molto (e molto cestino), e periodi di “secchezza”. C’è però un’unitarietà di “concept” in ogni mia raccolta.

In una delle poesie di chiusura del testo dici:
Sei l’orco di una favola indegna,/
come quelle che da bambino/
mi davano linfa tremante,/

e poi parli di cavalli liberi e possenti
su cui fingevi di montare, per sfuggire
alla tua adolescenza.

Come hai vissuto gli anni della pubertà ? La poesia era già in circolo? Se sì, com’è stato il tuo incontro con essa?


No, nell’adolescenza non pensavo per niente alla poesia. Ero un ragazzino sensibile e molto solo.
L’incontro è stato fortuito, per la mia tesi di laurea su Pasolini, e l’incontro con la sua poesia e quella di Dario Bellezza e Sandro Penna.

Quali sono stati i tuoi maestri, e da chi hai preso ispirazione?

Loro.

Oltre ad essere poeta, sei anche un fotografo.
Pensi che queste due arti abbiano qualcosa in comune?


In me, senz’altro. Nei riferimenti oggettivi e nelle mie ossessioni.

Le tue fotografie raccontano un nudo maschile possente, vertiginoso e che sfiora i limiti dell’eros. che cosa vogliono rappresentare?


La mia psiche un po’ contorta e problematica.

Quali sono le tre raccolte che ogni persona dovrebbe leggere, per avvicinarsi alla poesia?

Invettive e licenze” di Dario Bellezza, “Variazioni belliche” di Amelia Rosselli
e “Poesie” di Sandro Penna.

Di seguito alcune poesie da Figure Terrene (Lietocolle, 2020).

Salto la prima pagina, per iniziare
come si deve da dove hai lasciato
e ti ho ripreso per la punta
dei capelli, con tutti i nervi
fuori posto e la carne in mostra
appesa al gancio del macellaio,
le luci dirette d’un palcoscenico.

*

Forse ho solo frainteso.
La stagione ha un senso atroce
e lieve, oltre il mio balcone.
Forse ho dato troppo peso,
offeso chi mi ha nominato.
Ho sempre mischiato
le carte al tavolo verde.

*

La mia idea di stagione
ha varietà rosso-carminio,
si tuffa spericolatamente
nell’occhio pernicioso
della prima stella della sera.

*

Piangerti in giorni decaduti
è una boccata d’aria lieve,
oggi come oggi la fissazione
è padrona e alfabeto predace,
il tempo incide alla cervice
medica con il primo che passa,
il dolore fa un giro introspettivo
poi torna più robusto e invasivo,
ha la tua stessa faccia annoiata.