Alessandro Barbato | Il fiore dell’attesa – Poesia Edita

Bolle


Mi assale come un morbo
questo sciame
di parole c’ho da dirti.
Le parole che non senti e che io
soffio dentro bolle che rimangono
di solito sospese sul boccaglio.
Quando salpano, però, ecco esplodono
felici contro il cielo e spariscono
che credi non esistano nemmeno.

*

Conchiglia


Sono tornato dopo un anno al mare
perché è qualcosa che somiglia a te.
Nemmeno lui si accorge se respiro
e non risponde alle domande sciocche
né a quelle pertinenti. Non si cura
dei miei tarli, dei morsi, dei miei errori
ed ha nascoste tenerezze crude
in gelide correnti blu, nel sale.
Sono tornato al mare perché so
dove trovarlo – come se aspettasse
me. Lui mi sa mentire, sa confondere
tra miti spume d’onde le feroci
verità, le bugie più inoffensive,
la placida armonia delle conchiglie.

*

La prima pietra


Mi hai reso almeno immune dalla polvere,
dal velo silenzioso di sbadigli
che si posa sui vagiti
che fa il mondo quando nasce.
Non ci saranno noie e neanche insipidi
rimpianti a inesaudire le speranze
germinate da un abbaglio. Rimango
ora fedele solamente a questo
eterno e breve raggio che mi stringe
ogni qual volta ci troviamo
mentre scendo, quando sali,
se sto fermo, da lontano.