Christian Negri | Siamo di pietra, non di sabbia | Poesia inedita

Non illanguidiamoci
di fronte a un tramonto di sangue.

Se cederemo al sonno,
la notte sarà breve,
ma perderemo l’alba
e la certezza del risveglio.

Puliamo con le lacrime
ferite, gole dirupate
colme di torrenti di sangue.
Gli avambracci non sono più riparo
ormai,
siamo pietre lente a consumarsi
e come pietre rimaniamo saldi.

*

Penso e mi consolo.

A che pro partorire un senso
laddove il canto degli usignoli
è latore di epitaffi
e da feti maciullati esala
un lezzo di sconfitta?

Dobbiamo discernere l’oracolo
da chi la profezia esegue, snaturandola,
non tentare di smuovere cenotafi.

Da graffi e unghie spezzate
è tracciato l’abisso,
noi, stoici, con vuoti fonemi
rigeneriamo la terra brulla.

*

Fondamenta di sabbia, non di pietra.

Perché quando la gestualità
consueta diviene inconsueta

i feticci del quotidiano
decadono e si spalanca
l’occhio atrofizzato e stanco:
costrizione, sofferenza;

l’idolatria dell’effimero
assurge a stigma del presente,
annichilendo il restante:
futuri privi di perché;

il tempo vacuo fa sgomento,
n’è antidoto l’abbuffata
di pastiglie, di placebo:
psicoanalettici fai da te;

il vaticinio primigenio
è perso in una matassa
di neuroni impolverati:
non si sente la sua mancanza.

Ma sono fatte le nostre iridi
per scorgere oltre gli orizzonti,

siamo di pietra, non di sabbia.