Michele Marzolla | L’elegia del mio abbandono | Poesia inedita

Germoglio notturno

Non riesco più a far passare
questa notte immensa e vuota
col velo bianco della tua pelle
ancora stretto tra le dita.
Sei rimasta nei miei silenzi
come un seme piantato a terra,
e rimarrai per sempre germoglio
dentro di me, linfa verde
nelle mie vene fragili di fronde.
Certe radici non vanno spezzate
ma nutrite d’acqua e di incanti
con la semplicità di un contadino
che bacia le sue spighe ad occhi chiusi.

*

Amanti

Notte e giorno si confondono,
in te tutto sfuma dolcemente
nel suono della tua voce
morbida, delle tue canzoni
che ancora vorrei sentire
altre infinite volte ancora
mentre mi devasti
coi tuoi baci. Follemente
mi aggrappo a te in questo
inverno torrido di sete
dei nostri minuti insieme,
disperatamente liberi
siamo nati per volerci
senza un attimo di pausa.
Anche il vento ce lo scrive
nel cielo grida il profeta:
voi, l’incastro di due corpi,
fuggirete lontano da qui
verso un mondo meno grigio
con versi e metriche sparse
per i campi, e poesie
in mezzo alle strade vuote.
Vi amerete allo scoperto
perché questo siete: amanti;
è proibito a voi l’inferno.

*

L’elegia del mio abbandono

Farei nebbia per te
del mio respiro
della voce mia pianto
– io che mai non piango –
per saperti protetta
in pace con la morte
che ogni giorno esali
dagli orli della pelle.
Mi toglierei la vista
per sentirti una volta
quieta con le lettere
che scrivi alla notte
Ma ora devo andare
lasciarti in bella mostra
esposta alla finzione:
è solo un’illusione
questo mio sparire bianco
in braci spente e smorte;
e il fuoco – mi racconto
di aria non ne ha più.
Nei miei pensieri, ormai
sei poco più di un’orma
Ma tu non credere mai
alle voci dei fantasmi:
da troppo non ascolto
le nostre invocazioni.
Il tempo si è fatto cenere
strage senza colpevole
e il futuro nostro soffoca.