Sette atti di misericordia sentimentale – Giovanni Vanacore | Anteprima editoriale

Atto I: Lascia dormire gli insonni

ANATOMIA DEI VENT’ANNI
Ciò che non ti uccide ti toglie il sonno

Bevo quando litigano
I miei genitori sulla soglia
Dei loro cinquanta
Io ne ho venti e ho abbastanza soldi
Da ubriacarmi col mio vino preferito
Magra consolazione
E questa magrezza la puoi vedere
Dalle ossa sporgerti e dalle vene
In cui mi dicono scorra
Una qualche sporcizia

E lasciatemelo dire
Chi si squarcia i polsi
È un realista che apre un varco
Per quel dolore che sente
In un posto incerto
Esiliato nelle profondità
Della carne


Atto II: Scegli e accetta le scelte

LA MADONNA DELLE METROPOLITANE
Storia della ragazza rifiutata che divenne una madonna
aspettando la metro


Con lo zaino pesante
Sette volte la sua carne
Cammina incappucciata
Col filo delle cuffie
Che scorre fra le dita
Come un rosario digitale
Che le canta una preghiera
Cammina sul filo giallo
Tra i neon della vita
E un treno per la tomba

In certi pomeriggi
Quando tra stanchezza
E vuoto cosmico
Sente esserci il suo cuore
Poggia le spalle al muro
Sulla mappa della metro
E le linee colorate
Sembrano una corona
E lei che non ha la forza
Per piangere il suo male
La madonna delle metropolitane


Atto III: Dimentica le promesse da sognatori

CRONACHE DELLA BUONANOTTE
Messaggi d’amore prima che sorga la fine


Dischiudi le labbra
Senza parlare
Come se ogni colpa del mondo
Fosse fra il tuo collo e il petto
Fra le clavicole in quel fosso
E hai voglia di essere
Ma sei stanca e non riesci
A guardarmi negli occhi

Sono giorni lunghi
Il rancore non sopravvive
In queste notti e alla tenerezza
Della nostra più grande paura

Andare a dormire
Col nostro ultimo bacio
Sulle labbra


Atto IV: Perdona chi ti ha messo al mondo

VANACORE
Lettere a mio padre


Faccio teatro al tavolo da pranzo
A letto per eccitarmi
Ed ogni volta che sono nell’aria
Di un posto diverso dalla mia stanza
Giovanni Vanacore con le sue paure
Ansie fragilità tristezze
Meschinità bugie ambiguità
Chi sono io?
Il Giovanni Vanacore che non conosco
Il poeta che scrive di notte
Se non riesce a dormire
Il bambino che ha paura di tentare
E non riuscire per poi scoprire
Di essere diventato come chiunque
Sia cresciuto bene

Cosa voglio diventare?


Atto V: Non dare a chi non vuole

MA
Tre fantasie prima della verità


Volevo solo dirti che mi manchi
Immensamente e che nonostante
Tutto il dolore del saperti
Lontana da me con altri corpi
Nel tuo corpo io comunque
Ti amo e ti sono vicino
Nella dimensione incerta
Dell’emotività con i poteri
Che il cuore ha o crede
O spera di avere


AttoVI: Soffri senza sentirti in colpa

DIARIO D’INVERNO
Pagine in attesa del ventesimo natale


Tra i palazzi rimpiazziamo
Le stelle ormai cadute
E ora che le teniamo tra le dita
Ancora si supplica misericordia
Alle minuscole lampadine
Con cui ricucire il vuoto
Nel cuore della notte

Mi emoziono a malapena
E la banalità dell’inverno
Cantata e condannata da duemila anni
Fa di me un bambino malinconico
Che elemosina caffeina
Per sentirsi battere il cuore


Atto VII: Non aspettare l’alba ogni notte

L’ANGELO PIÙ TRISTE DEL PARADISO
Pensieri di una vita dopo la notte


Dopo quella notte non vedrei arrivare
L’alba e sulle palpebre non sembrerebbe
Vapore bollente ma solo una lucina
Che non fa più per me

Sembrerei addormentato come chi
Dorme bene ed è pronto alla giornata
Ma non svegliandomi e alzando la coperta
E togliendo il mio corpo da lì
Resterebbe una sagoma delineata
Dal sangue e chissà se oltre
Agli arti ci sarebbe spazio per due ali


(Sette atti di misericordia sentimentale, spring edizioni – anteprima editoriale)