Flaminia Colella – La voce del fuoco

La meraviglia eterna in cui non vivo.
Rincorro invano
il sogno intero, la sua verità
straniera che mi fugge.
So che esiste un varco
lontano e chiaro
e solo chi ci arriva
lo può dire.
Quanta luce nell’incontro
o forse assurdità?
E a quel fascio di splendore
giunge almeno
il grido, il sia lodato
di chi rimane fuori?

*

Si fottano
l’organizzazione e il mio cervello.
E pure l’intelletto.
Io ho bisogno solo
di un’impresa per cui piangere.
Chiedere pietà.
Non penserei mai
di ripararmi.
Non mi interessa più
l’appartenere.
Vorrei, ad esempio,
poter contare i tuoi capelli:
non ho proprio alcuna idea
di quanti siano.

*

Sale fumo dai tombini, pensa –
è strano – anche Roma
si copre la faccia con vergogna,
mentre un alito di vento le muove
i capelli lentamente. Mia madre
coglie un segno con la coda dell’occhio
e mi chiede se sto bene, sto bene
le rispondo e intanto
il buio le chiude la visione
i passi affondano sul niente a cui non crede
e tutto le sembra
una condanna a vivere.