Tua Honwomann guardava nelle vene. E dentro le vene ti si gelava il sangue. I suoi occhi non guardavano i tuoi, li spogliavano e li lasciavano tremanti nel gelo del suo giudizio. Era dura come pietra preziosa. E taceva. Ed era il suo modo di imperare. Seppelliva tutti nel suo grave silenzio. E se ne andava.
Andarsene era la sua arte. Non facevi a tempo a vederla che già se ne andava. La sorprendevi tra la folla un solo istante, un solo eterno istante ne sentivi il silenzio duro, e poi la vedevi svanir via. La coglievi nell’istante prima di lasciare la scena. Solo allora. Sembrava che ovunque tu fossi, lei venisse davanti ai tuoi occhi solo perché potesse andarsene via. Ti lasciava quel sapore bello e amaro che hanno i dolori, un profumo di regale tristezza, di fierezza, e andava via. Ti fioriva nella mente il suo nome: Tua Honwomann, e già non c’era nulla che le appartenesse, nulla di lei che si potesse vedere. La sua bellezza crudele, l’eleganza felina del suo incedere ti si imprimevano a fuoco nell’anima, e per tutto un respiro le vivevi accanto e quasi ne comprendevi il mistero. Tu e lei condividevate l’esistenza, ed era un fatto da amare e temere, qualcosa su cui riflettere con serietà. Tua Honwomann trattava il mondo come nessuno mai aveva osato fare, questo pensavi nel vederla andar via. E non sapevi nemmeno bene come. Non lo sapevi come lo trattava, il mondo. Come la trattava il mondo, invece, lo sapevi bene: il mondo la lasciava fare, la scrutava con sospetto, intrigato. E la amava come facevi tu.
Andarsene era la sua arte. Andarsene dove, poi? All’inferno, pensavi. All’inferno davvero. Andava via, Tua Honwomann. Nessuno che potesse fermarla. Nessuno che sapesse farlo. La vedevi andar via. Sempre. E diventava, lo era, il solo modo di vederla. Non la vedevi mai arrivare. Mai. Solo andare via. Almeno quello.

Racconto tratto dal libro “Nuova Oz” di Davide Cortese (Edizioni Escamontage)