Maria Francesca Gasparro – Poesie inedite

Avrà valore chiedersi domani il significato del presente
domandarsi sopraggiunta la sera,
rincasando, cosa tratteniamo
nei calzoni di pregnanti tasche di doveri assolti
ansimanti ancora di scoperte
avrà valore interrogarsi, in un caldo tiepido
sul sapore solitario dello zucchero
equivalente al cianuro.

Rimarranno acciacchi vecchi e irrecuperabili,
rimarranno ritmi bugiardi e la smania di passi indietro
inveterati di rammarico
che l’acqua non può lavare
e l’orologio non cancella
vincitori di traguardi
e vinti di coraggio.

Sarà naturale chiedersi perché di tanta aria
gran parte ne abbiamo buttata
ipotizzando inimmaginabili risvolti e
almanaccando su cristallini lungomari
che poi cos’è la vita
poeti, scrittori e sceneggiatori
a ciascuno la propria definizione
ma indefinibile è il battito di un cuore
di questo amore, agognante.

*

Con cura serbare il chiarore dell’attesa
Fioco, nelle dita di chi
in camere spoglie
mobili ordina e quadri dispone,
lenzuola pulite
su letti sfatti da insonni risvegli,
tavole apparecchiate
dove il digiuno perpetuo l’appetito placa
ma di diverso rango rocce incava.

Ignoravo un ebbro declino
una mano prepotente
me l’ha bisbigliato all’orecchio
come tarlo per il legno
nel comodino semiaperto
zavorra di delicatezza riposta
me la ritrovo appiccicata alla schiena
ma la leggerezza mi appesantisce.

Ho chiuso la porta
le chiavi sono rimaste fuori
aspettavo che l’azzurro aprisse
in quel pezzo di nero cenere
vano fu quell’aspettare,
ho aperto la porta e ho preso
le chiavi, ho chiuso da dentro,
tre mandate, è stato
un estuoso esistere.