Matteo Persico – Poesie inedite

I.


Oggi scriverei qualcosa di profondo e di eterno
– perché ho scoperto che Simone mi ha citato
in Made in Italy –
nonostante un presidio di rumori assordanti
che controllano porte, finestre, muri e memoria storica di casa mia
un album di famiglia su strati di decente disciplina dove
concentrarsi diventa un peccato mortale e la cosa buffa
sono gli operai, sorrisi catarifrangenti che sbattono
martelli pneumatici sopra passerelle di sfilate spalmate
[in olio motore,
pedinano le passanti ad ogni loro sentire
e fischiando s’intrecciano nel lenire un amore leggero.
Per imparare a soffiare la tromba esistono scuole operaie
ma sento un bordello dalla caverna di fianco, il che significa
che il figlio del vicino non se le può permettere e
crede che sarò io a fargli da maestro improvvisato,
(esplodesse pure la parete, bonificata la palude).

Scriverei qualcosa di eterno con cui soffocare studenti
[e altri ostaggi
se solo il cloroformio non fosse bagnato dall’addio
al celibato tra i messaggi spesi male del telefono,
che vibra e vibra come se la vita si misurasse
in energia cinetica e orge di senso.

E mentre i miei messaggi ridono ingrifati
gli operai sudando sfilano le gonne alla calce
i vicini applaudono il figlio per gioco cacofonico
penso ancora che potrei scrivere da un momento all’altro
un capolavoro, di quelli che nessuno capirebbe
neanche un critico d’arte che si sforza di dare un peso
anche alla merda d’autore.

Che pena mi fa
stare stretto nelle cravatte
larghe del potere mentre
soffoco di tentativi,
Simone mi ha citato e questo mi lusinga.

*

II.


Sono cresciuto in una zona
di incartati, bianchi, mascalzoni
e dico mascalzoni perché
non posso scrivere testi scandalosi
altrimenti cosa penserebbe Nostro Signore
o le termiti che si annidano nei vespai
non sia mai che una vecchia novantenne
la cui massima aspirazione è
tenere bassa la pressione e
cagare il cazzo al salumiere
possa subire un accidente
nel leggere che un figliolo del suo quartiere
vorrebbe solo un molo su cui sedere
dove stare solo, magari bere
e invece ci sono solo estetiste, parrucchieri
banche, negozi Bio, pelliccerie, evasori fiscali,
e novelli De Sica di un qualsiasi
film di merda di Natale
oddio, scusate
non dovevo dire merda di fianco a Natale
ora cosa penserà Nostro Signore
e le termiti che si annidano nei vespai
che siete voi
brava gente, bella gente
che si sente, avete classe
nel discutere del più e del meno
più del meno che del più
e io quasi mi faccio schifo
nello schifarvi così nel profondo
perché in fondo vorrei sapere
cosa pensa di me Vostro Signore
se come dicono sa riconoscere
le termiti travestite da vespe.

*

III.

La poesia è perfetta
per chi come me lascia
tutto a metà, taglia e cuce
una raccolta, solfeggia tra i fiati
antidoti ai veleni, seni agli infanti,
disarciona cosce colte
senza essere punto dal
malarico senso di colpa
che nasce se non termina
testi su zanzare anofele
di lucciole pontine nigeriane
sedute su sedie plastiche
in plastiche pose.

E allora li lego
come grappoli alla vite
tutti i versi in chicchi
senza semi, in schiocchi
di dita senza ritmo

[ondeggiano

Da destra a sinistra
la pioggia divisa
in approssimazioni distinte,
battiti di tergicristallo.