Francesco Costa – inedito

Aver avuto vent’anni

La sera s’attacca ai bordi dei lavandini
s’infila nelle fughe delle piastrelle
trai denti, nelle smagliature della pancia
preme.

Le stanze
in cui abbiamo soffocato
i nostri anni venti
sono diverse da quelle che abitiamo ora
più pulite
ordinate
più vuote
mancano
le chiazze di sangue
lo sperma sulle lenzuola
i posacenere straripanti
e la puzza di chiuso.

La sera al Cairo è alta sulla città
da seimila anni
non s’abbassa di un centimetro,
la città cresce
ma mai abbastanza.

I cappotti che indossiamo
hanno colori più vivi
pieghe più dignitose
i vini che beviamo, i cibi che consumiamo
fanno meno male
il corpo sta cedendo
e non si potrebbe
forse
fare altrimenti
certo
non s’è potuto.

La sera profuma d’agave e di miele,
la sera che precede la notte
che precede il giorno
fatale
in cui farci esplodere
e restituire al mondo
un po’ della violenza
che c’ha dato
in prestito.