Francesco Balasso – poesie inedite

Sirene

mi scaldo la pasta di ieri
e immagino giornate parallele
un carillon di acari mi passa davanti
va di luce in luce, se ne sta per conto suo
forse aspetto una rivoluzione
che dovrei cominciare per primo
fisso i quadretti di una vita
appesi alla parete giallognola
nelle foto della prima comunione
avevo già imparato a fare il felice

una cimice sbatte sul muro
ritorna di minuto in minuto
mi ricorda quel passo di Ulisse
legato all’albero della nave
non so se basterà a svegliarmi
ma niente richiama così tanto
gli angoli di muffa in cucina

*

L’altra ora

il monumento ai caduti si arrangia
come può, aspetta in fondo alla piazza
come ha sempre fatto. Io imbocco
la via più breve. C’è un bar vuoto
con l’insegna luminosa ‘aperto’
e una signora di mezza età perduta
con le borse della spesa. Lassù al primo piano
qualcuno scosta una tendina
sembra che sorrida e non guarda me
attraverso la strada e scopro
che tutti i miei attimi con gli altri
sono solo sulle strisce pedonali
faccio per chiudere il cancello di casa, un sole
stava tramontando dietro
penso agli innamorati non corrisposti
agli adolescenti di un tempo
e a chi si fermava a chiedere l’ora
sono tutti così uguali, gli estinti
nel silenzio più ignoto

*

Tuo vero

il fenomeno complesso della gioia
o almeno la percezione di questo
ha prodotto lunghi manuali del vivere

poi un viso raccontato dai giorni. La tua algebra
che lascia la più semplice delle soluzioni
ogni cosa ha un nome che non serve più dare

in questo fare e rifare l’universo
cos’era mancato se non riconoscere l’aria
la soglia di pace dell’essenziale
o anche solo tornare

la resina delle tue parole
placa il frattale dei sogni, l’ansia delle domeniche
per calcare la terra con tutta la pianta dei piedi
e cogliere la sconfitta dei secoli
su quella linea che spacca l’orizzonte

la matematica del cosmo affiora dall’acqua
e io mi stupisco di questo stare bene
viene quasi da dire è tutto qui