Gabriele Galloni – Versi

Me ne vado; ma tu sei lontananza
che ritorna. L’eternità felice
del tuo viso indagato controluce –
dalla Magliana vecchia alla mia stanza.

*

Ma non ho nulla, cielo, da mostrarti.

Ecco: sorprendimi giù a Fiumicino,
tra i Dioscuri e le case popolari;

fa’ ch’io raccolga l’ultima conchiglia
dell’estate, occhi chiari;

e la conservi agli anni in una tasca
così profonda da dimenticarmene.

*

Strana la svolta di una sera estiva,
il primo bacio dietro la tua casa

e la Luna che non sorgeva mai.

(L’estate del mondo, Marco saya edizioni, 2019)

*

I morti tentano di consolarci
ma il loro tentativo è incomprensibile:
sono i lapsus, gli inciampi, l’indicibile
della conversazione. Sanno amarci
con una mano – e l’altra all’Invisibile.

*

Ai morti si assottiglia il naso. Quando
li sogni se lo coprono. È normale
vederli a volto coperto passare
dal corridoio al bagno alla cucina.

*

Ci basterebbe credere a una riva;
a una luce che vada scomparendo
dietro gli scogli; o che un morto riviva,

che si perda tornando.

(In che luce cadranno, RP libri, 2018)

*