Guglielmo Aprile – Il Giardiniere cieco

Bersagli

I calcoli pazienti dei rami
nell’afa pomeridiana
giungono a un risultato che non cambia da millenni.
Dio scuote le mosche dalle sue corna,
le pietre di cui esperti trafficanti d’avorio
fanno un’esatta valutazione di mercato
in base al peso alla forma alla lucentezza
passano tutte per le sue mascelle;
morte matematica,
il pensionato quando spara ai gatti
a tempo perso, dalla sua finestra,
non sbaglia mai un colpo.

Non so cosa rispondere

Non ho più notizie di me neanche io so da quanto.
Vedo radunarsi alle fermate coloro
di cui ho indossato l’inganno per una sola notte:
che fine ha fatto mi chiedono
l’albero del cinabro che avevo loro annunciato.
Cancelli si spezzano alle mie spalle con grande fragore;
se qualcuno al risveglio mi facesse trovare
una scala disegnata su un foglio
smetterei di dormire per almeno i tre giorni successivi:
il cielo si liquefarebbe all’istante mentre lo guardo
trasportato dai merli in volo nei loro becchi.

*

Del tutto andato

Bussi ogni giorno allo stesso citofono,
e inizi a trovare irritante
il cambio di pettinatura della commessa;
non ti vanno più i vecchi abiti,
la convivenza forzata moltiplica
crolli nervosi e battute poco felici.
Il vecchio pugile non c’è più con la testa,
non è autonomo nemmeno
per scaldarsi una pastasciutta o cambiarsi i calzini,
dice che martedì non partivano treni
e ha visto la luna.