Lorenzo Mele – Casa mia non ha le ringhiere

Il tuo nome

Un giorno ti sei presa cura di me
e non mi conoscevi nemmeno:
una chiamata nella notte, uno sbaglio
forse, che ti ha stravolto la vita.
Non sapevi l’amore di esser madre
nell’attimo in cui mi prendesti in braccio,
e io non mi sapevo figlio di qualcun altro
– se non tuo – proprio nell’attimo in cui,
per forza di cose, ho imparato il tuo nome.

*

Novembre

Sono nato nel freddo di novembre,
mentre il vento bussava alle pareti
di un ospedale a nord di Burgwedel.
Non sapevo ancora il dolore
di vivere a metà
nel chiaroscuro dell’infanzia.
Non sapevo la fatica dello stare
da solo nell’orto del cortile,
il mio cognome orfano di padre,
quella voce di madre mancata
e il suo casino d’inchiostro,
quella dannata colpa di solitudine.

*

Quando non c’eravamo

Questa mattina il sognarti a cuore aperto;
e tu senza voce che mi abbracci e piangi.
È una vita che ti aspetto, anche se ti sono
nato dentro. Aspetto che ti riversi in me
come ho fatto io ancora prima di esserci.

Tieniti pronta per quando ti verrò a cercare,
dovrai raccontarmi chi eravamo, tutto quello
che siamo stati quando non c’eravamo.

*

Mia madre giocava
al lotto in continuazione.
Passava intere giornate
a tentare la fortuna.
Non sia mai che la vita
fosse più di una.

*

Mia madre una volta
si tinse i capelli di nero.
Doveva essere in ordine, diceva,
– niente segni di avanzo d’età –
non voglio farmi cogliere impreparata
quando la morte mi verrà a cercare.