Edoardo Scipioni – Poesie inedite

UNA PORTA ROTTA DALL’OBLIQUA LUCE


Di colpo, ma senza girarsi
impugnati nello scatto, nel sovraccarico
scambiato per intuizione fondata
nella forzatura
dei passati, a braccetto lungo cammini
morti, fioccati di nebbia.
Fissi nel disordine interno non conviene
pensarlo
superstizione, incertezza della venuta
certa
ma che comunque non salva,
non secondo l’uso.
Una sagoma nera pulisce da terra
ogni resto, raggruppa e getta nel sacco
cuore aperto come labbra, occhi
mondati
dal mondo, divenuti morfosi, sfere.
Qualcosa tace.
Sempre teso sul finire non accade, invece
disteso, senza intenzione.
Una porta rotta dall’obliqua luce, soglia
che mi diviene, sorso, breccia
su quanto di più vivo mi fluisce, attraverso.

*
HYLE


Qui, non si tratta. Non si è mai trattato di cosa ci è concesso.
Tronco di vento o gonfiarsi pervicace dell’aerea
vescica, non cappello d’entusiasmo sull’inorganico passo, o sull’inciampare
del giorno figura tenue
sezionata, e poi trapianti sul piatto agitato dell’emisfero.
È l’onomastico fatale, lo strumento che picchia
sulle uova del tempo, amore.
È già il per sempre che ci schiude e ci riguarda di fatiche
e di premure svuotarsi
a saturazione di un gesto che non duole.
E se in così tardiva
saperti è tramandare l’allegrezza ad un’ulcera che vede,
alcun’anima attecchisce sulla putredine santa.

*

NEL LATTEO ABBRACCIO CADE IL GIORNO


Nel latteo abbraccio cade il giorno
levatosi in sospiri alla matrice che lo affama.
La nostra barca è diretta al confine dove
il sereno la ormeggia alleggerita di forme
e pietrifica il tempo del raccolto la luna.
Questo anticipo ti porterei dal profondo, questo
pallido assaggio di perenne ritrovamento
se l’avessi riproducibile in ombre vorticose
sulla pena già risolta dei miei palmi.
Il dramma a strapiombo, la ferita potenziale
è nello scrigno d’avvento, nel sonno esitante
di fantasie che t’avvolgo in fili di salice.
Ma tu non chiedi, né invochi il volto macchiato
della bellezza, tu vedi, sicura quanto più
fuori da complesse mappature, il proseguo di ieri,
e l’alba a venire già ti sanguina addosso.