Giorgia Esposito – Smarginature

Quanti cedimenti alla banda,
l’uno che vuole essere parte
ma non gregario, l’infelice
nel suo diaframma di senso,
il gesto che tradisce l’esilio.

Cosa caverai dal nucleo primo?

Qualcuno sta cercando i suoi,
il non ritorno, il bacio sulla fronte
del padre, il mondo-schermo,
questo tempo tutto da schiarire.

*

La pelle si sgrana e l’acqua non purifica,
non ripara, non è più ritorno vitale:
corpo lattiginoso reclama muto.
È sempre stata questa la fronte,
le mani, questo il neo sul collo.
Non potrei giurarlo.
L’oblio non è definitivo]

spuntano bestie
di un tempo premitico
sulle facce dei pendolari.

*


Spiegarono, grosso modo così.
Quello di sua figlia è
uno spettro di ereditarietà
mal smaltito. Un principio
di psicosi. Ne soffriva anche
la zia, il padre, il fratello.
È ormai certo che un giorno
sfidò il buio come un gran
nemico, seminando il piscio
come acqua santa. Quando
la notte, al Grimaldi, la sana,
la madre, le restò a fianco,
capì quanto il principio
possa essere uno scandalo.

*


In quale pozzo fu benedetto, gli chiedo
sfiorando con paura l’assenza del mito,
il non approdo in cui si inarcò il vagito.

Per le lunghe scale è l’eco la dimora
dell’orco, e più su la campana cinerina
dell’infanzia, l’odore acre del limone –
incredibile credersi salvi.

Tu respingi le due braccia tese
nello sforzo di separare i lembi.
Tu vuoi l’intero nella crepa.