Andrea Elvia – Poesie inedite

Ho paura si restringano i giorni,
come un bucato di lana lavato di fretta
nell’acqua bollente.
E che scivoli il tempo
sulla bava d’un animale,
muovendo i suoi passi nel buio.
Come un tintinnare di vetro,
rotondo.
Come bilie suicide da una sacca bucata.
Fino a non sentirne più il peso,
del tempo, dei giorni.
Sbriciolare la voce nel vento
non è cantare,
e una scia di molliche di pane
è una scia di molliche di niente,
di fame
e nodi alla gola per ricordare ogni sillaba.
Tengo in bilico parole sulla lingua
e le perdo.
Discorsi per giustificare un dolore
(che è muto).
Cantilene nelle cristalliere,
preghiere nei bicchieri di latte,
filastrocche di nervi tesi,
di sensi spezzati buttati sul letto.
Le pause sono virgole per dormire.
Una giustificazione senza la firma,
una scusa per andare a capo
è un punto.

*

E poi, come l’onda
andasti a morire:
Ricurva.

Il dolore è quella schiuma tra i denti.

Ancora il ricordo di te che violenta
il nulla dei giorni consueti,
mia amica inconsueta.

*

Esiste un’alternativa alle nostre esistenze:
noi dodicenni, che ammazziamo
tuo padre

(ammazzando il tempo).

E tu torni da me.

*

Ti vedo
masticare una voce scambiata
per tua.
Con denti che fanno poltiglia
mentre il senso diventa un composto:
madreperla con cui imbrattare
Il soffitto.
Tutto quel bianco che sembrava luce
e invece è cemento.