Chiara Nobilia – Svolgermi Ramificata

Svolgermi ramificata

All’occorrenza,
la mia razionalità
è una vanga sfatta
appoggiata al muro –
non mi serve.

Posso, se lo scelgo,
soltanto sentire,
affacciata in familiari
stanze sconosciute.

Posso ripararmi
altrove,
in una nebbia spessa
di zucchero filato.
Senza odore.

Quando il ritmo si fa troppo serrato
o mal tollero la sovraesposizione
so diluirmi e scorrere via,
o svolgermi ramificata
in varie direzioni;
so sventagliare
i processi mentali
fino al vortice,
fino a che il confine
tra percezione e scollamento
mi sembra solo quantitativo –
una strada che si può percorrere.
Intanto, accanto a me,
Andrea legge Cortázar, el mejor.

Sulla mia schiena

Sulla mia schiena
c’è la mappa del dolore:
se vuoi puoi seguirla.
È lì che hanno escisso,
aperto, ricucito;
è lì che ispezionano, tuttora,
vagliando la pelle al dermoscopio,
individuando magari qualcosa
che proprio non va.

Sulla mia schiena
un carnevale di nei
di cui non mi vergogno più,
una cicatrice trasmutata in cheloide,
nevi di Sutton
e il peso di alcuni miei anni:
puoi saggiarlo,
o posso provare a raccontartelo –
in cambio chiedo
il tuo orecchio
– se assetato –
il tuo occhio
– se sa toccare –
il tuo abbraccio
– se ti sei spezzato.

*

Piccola morte

Un’altra piccola morte,
ancora,
per favore,
affinché io sia di nuovo in grado
di sostenere il giorno.

Una piccola morte
che mi renda
creatura di terra e sogno,
arcuata e azzurra,
invasa di musica.

In quel momento incosciente
di cristallina sapienza
tornerò sorella di tutte
e, perdonandomi, di me stessa.