Pietro Bertolino – Poesie inedite

Cangiante

Un trillo
come un baccano abita le orecchie,
è il tuo passo
nelle mie stanze tinte
di bianco.

I pensieri,
strilloni di giornali
ti gridavano vittima di un naufragio.
Eppure meraviglia
è l’udire
una voce dispersa,

questa tua
riemersa
fra salici piangenti
seccati dalla gravità.
In viso
t’ho vista
negli occhi tuoi tinti
di verdi iridi miei campi,
così scorro le spighe
assopito.
E cangiante.

*

In un viavai s’affolla la noia

Sei venatura
di una terra silente,
ove anche la città è campagna,
e briciola spinge
i ristagni ultimi
di un pancia concava
ormai vuota.
E lenta lenta
cricchia la mollica
sparsa umanità sul tavolo
o crocchia un grillo -chissà!-
Solo è
brillo il mio animo
zuppo di ozio
sapore, ha questa solitudine,
di vena aspra di limoni
consegnati alla luce del sole,
e acre è il canto
di cicale calde anzitempo
in inverno,
inoltrano le stagioni.
Confuse rugiade vitree
increspano gli occhi.
In un viavai s’affolla la noia.

*

Senza nome

Al tuo interno
a trovarsi
una strada o una culla
canta stenti e allarmi.
Venere, fredda trattiene
in fasce i tuoi spasmi.
Bambino impudico,
estraneo è anche il mare
nè voce o parola
sussurra,
solo rumori e sospiri:
sfiata
flutti nei suoi anfratti,
concavi e muti
cominciarono il Mondo

vociano ancora intemperie,
il formarsi di tempeste
al largo dell’ultima carta.