Giuseppe Airaghi – I quaderni dell’aspettativa

Si finisce così a guardare il mare
nei vuoti pomeriggi di inverno,
a cercare la linea dove diventa cielo
si capovolge e ci confonde.

Si finisce così a scrivere parole
sui bordi bianchi dei giornali,
a vederle bruciare
e confondersi con la nebbia.

*


Riaccompagnarla a casa la sera, rimanere
a guardarla scavalcare il cancelletto basso
con la grazia acerba che posseggono
le giovani donne innamorate.
Infilava la chiave nella toppa, si girava
a salutare sollevando il braccio,
un movimento, che era una carezza
concessa alla città intera,
di cui mi innamoravo
senza sapere cosa l’amore fosse.
Per quanto abbia poi vissuto
quella grazia non mi è stata più concessa.
Davanti a quel cancelletto basso
passai altre volte piangendo
dopo che lei aveva soffiato la parola fine
sopra le lacrime che non volevo versare.

*

L’immagine in sé non prova nulla
se non la propria ambiguità’.
Persino l’immagine più comune
(senza pretesa artistica alcuna)
estratta dal contesto e posata con gesto studiato
sulla superficie della luna
si trasforma in un segno prodigioso da decifrare.
L’obiettività dell’obiettivo
registra con distacco
la propria celata menzogna.
La pretesa obiettività documentaria della fotografia
non e’ altro che un trucco celato
da visionari in cattiva fede.