Davide Uria – Tre poesie inedite

Utopia

Se fossi stella,
potrei starmene
sospeso
tra le altre stelle,
a disegnare
costellazioni,
nel blu profondo
della notte.
Se fossi astro,
potrei splendere
nel cielo
e dall’alto resterei
a guardare,
accarezzando
l’aria.
E invece
sono carne
livida
da macello.
Resto quaggiù
a mirare le stelle,
tra le cose
terrene,
tra la polvere
e i rovi.

*

Non mi vedi

Vorrei essere un satellite,
gravitare attorno
al tuo mondo.
Inghiottire i tuoi respiri,
scandire i tuoi gesti,
vivere tra le tue cose,
mentre tu non mi vedi.

Vorrei essere
il tuo specchio,
il tuo riflesso
e mitigare difformità.

Sono polvere
dispersa dal tuo vento.
E sono radice
interrata,
tu non mi vedi.

*

Dove inizia la notte

Portami dove inizia la notte,
lì dove ogni cosa è più scura e silenziosa.
Portami dove le parole sono mute
e le voci si fanno sottili, come spilli.

Le stelle sono aghi di luce,
uniscono il cielo al mio corpo
e tu sei come luna,
candida sfera lattea,
che di bianco m’illumina.

Portami dove i sogni
sono più nitidi e il cielo ci accoglie.
Conducimi lì dove i suoni
restano tra i denti
e gli occhi si svelano.

Raccontami di mondi nuovi e distanti,
dove i nostri profili si perdono
e ogni cosa diventa illusoria.