Davide Gallo – Tre poesie inedite

a casa non si parla molto
si contano i piccioni ancora vivi
nel nido sotto il portico.
non si usano le padelle più vecchie
abbandonate in un lavandino di lapidi.
i pomeriggi: chiodi fissi sul muro
con il capo spalmato sui palmi;
si contano le gocce riverberate sui capelli
dall’ocra delle pozzanghere del soffitto

e tu
non senti le campane
negli arti scomposti delle tue gambe
senza lembi?

*

È il colore della solitudine
il neutro silenzio che devasta
e il bianco dei muri.
Sulla parete un’orma di scarpa
coperta da sterili poster
abbandonata da uno sguardo in fuga.
Lo sciogliersi lento di giorni lenti
scanditi dall’intonaco slabbrato

– c’è un camposanto sotto il letto
e voci attonite ogni notte
riarse nel rosso sporco del lenzuolo –

*

Era un mattino di maggio
e mia madre giocava a lanciare libellule
di carta contro l’asfalto
un attimo prima che
riordinassi le stoviglie di plastica
nel bidone più vicino.

Era un’ansia di seta
chiusa fuori con colpi di coda
dietro la porta
o corse nel corridoio più lungo d’inverno.
Non coglievo ancora le crepe nei muri
l’agosto era un torbido muscolare:
il letargo degli addii.

Eppure porto con me le spalle dei miei
carichi di fragole e panna a giugno
lenti ascolti del vento a dicembre a trovarci
per caso le voci dei morti.

*