#Sinestesie -“I love you” di Vahni Capildeo

Una traduzione di I love You, di Vahni Capildeo a cura di Rubina Valli

‘I love you,’ he wouldn’t say: it was against his philosophy; I-love-you
didn’t mean what it meant, plus the verray construction of the phrase
caused bad-old-concrete-lawman-vandal-verbal-mildew-upon-the-grape-
harvest-and-war-for-rare-minerals-required-to-manufacture-commu-
nications-devices damage; saying I-love-you damaged love, subject and
object; plus he could prove this in two dense and delphic languages
suitable for philosophy, opera, cursing, and racking the nerves of arti-
ficial intelligence machines that perhaps could love but would be
hard-wired giammai to dare say so. So what moved him to not-say
I-love-you? What wake-up-and-spoil-the-coffee ashtray-licking djinn? I
have to start to agree. The verbness of its impropriety (eyes glob up the
syringe when you’re giving blood: semisolid spiralling); perhaps too
active… I-love-you, I sand you, I drill you, I honey and set you for wasps,
crimson you like a stolen toga, add value applying dye, fight owner-
ship, I cite you to justify skilled outrage, put your name as guarantor
on an astronomical mortgage, I admit desertification comes as a relief,
from I to O, O my oasis, O my mirage. Maybe the verb is a tending-to-
wards? A tightrope? A tropism? A station? But that’s meeting him on
his own ground; plus I can’t disprove entire languages; plus those
three little words aren’t meant as saying. An icy drink in stormlight. A
looked-at leaf left to transpire its own way until… And sans I-love-you
the centuried moon rose above dinnermint stone; many men contin-
ued talking; a woman lifted her sarsenet skirt, peed on green lilies and,
utterly gracious, walked through the archway to join the mixed group
delighting in — word! believe it! — fresh air.

*

“Ti amo” non lo diceva: era contro la sua filosofia; ti-amo
non significava il suo significato, in più la costruzione verace della frase
causava muffa-vandalica-verbale-di-vecchio-uomo-di-legge-sul-raccolto-dell’uva-e
-danni-da-guerra-per-minerali-rari-necessari-per-la-manifattura-di-dispositivi-di-comu-
nicazione; dire ti-amo danneggiava l’amore, soggetto e
oggetto; inoltre questo poteva provarlo in due dense e delfiche lingue
adatte a filosofia, opera, bestemmie e a tormentare i nervi di
macchine ad intelligenza artificiale che forse potrebbero amare
ma sono programmate per non dirlo giammai . Allora cosa l’ha spinto a non-dire-
-ti-amo? Quale jinn sveglia-e-guasta-il-caffè lecca-il-posacenere? Devo
iniziare ad essere d’accordo. La sua sconveniente verbosità (gocce viscose come occhi
spuntano dalla siringa quando dai sangue: spirale semisolida); forse troppo
attivo… Ti-amo, ti insabbio, ti trapano, ti immielo e ti getto alle vespe
ti imporporo come una toga rubata, aggiungo valore aumentando il colore, combatto
la titolarità, ti cito per giustificare un’abile offesa, metto il tuo nome come garante per un
mutuo astronomico, ammetto che la desertificazione arrivi come un sollievo,
da io a O, O mia Oasi, O mio miraggio. Forse il verbo è un tendere-a?
Una corda? Un tropismo? Una stazione? Ma allora è incontrarlo
sul suo territorio; inoltre non posso confutare intere lingue; inoltre
quelle due paroline non sono da prendere alla lettera. Un drink ghiacciato in luce stellare.
Osservare una foglia lasciata a traspirare a suo modo finché… e sans ti-amo
la luna secolare sorse oltre roccia di menta; molti uomini
continuarono a parlare; una donna sollevò la gonna di ermisino, urinò
su gigli verdi e, graziosissima, attraversò l’arcata per unirsi al gruppo variegato
a godersi – parola! Credeteci! – l’aria fresca.

(Vahni Capildeo, “‘I Love You’” from Measures of Expatriation. Copyright © 2016 by Vahni Capildeo. Reprinted by permission of Carcanet Press, Ltd.)

AUTORE:

Vahni Capildeo è nata a Trinidad nel 1973 e da molti anni vive in Inghilterra. Insegna all’università di Oxford, dove ha conseguito un dottorato in traduzione e letteratura norrena. La poesia di Vahni Capildeo intesse lingue e geografie, gioca su vicinanza e distacco in una rete fitta di rimandi e richiami linguistici e intertestuali. La poesia I love you esplora tutto ciò che si nasconde tra le lettere della frase “ti amo”, vischiosa come il miele eppure sempre sfuggente, indefinibile.

A cura di Rubina Valli