Paolo Pitorri – Tre poesie inedite

Hai bevuto un caffè ad ogni condoglianza
le tue occhiaie confondevano il pianto e il sonno.
Hai sempre disgustato il compianto,
ma amico mio, c’è una bara nel tuo salone.
Non pregherai, non chiederai aiuto al Violento,
il tuo dolore è scoppiato nella bipolarità:
“a volte sto tanto male, a volte un po’ meglio”.
Lo scarto è lieve come tra la vita il marmo.

*

Sono anni che non ti specchi per intero.
Sei andato comunque a quella festa.
Hai mangiato le ultime briciole
non ti hanno sfamato.
Hai bevuto e vomitato.

Sei in casa ora:
la tua scrivania è un banco di nebbia
una gomma cocente che affoga le mani.

Tuttavia voglio scriverti una lettera:
Quando gli trafori gli occhi
loro incontrano la notte e il ramo nel lago.
Nel rimbalzo vedi una mano uscire dall’acqua.
È forse la loro? Di cosa hai bisogno?
Tu sei l’esistenza che cerca la resa del sole.

*

I miei ladri con in mano la luce
spaccano porte con coltelli affilati.
Mi maltrattano.

E più selvaggi delle mie paure crepano
la porta del mio petto e battono,
battono, battono forte,
alle cinque del mattino.

Questa è la chiave del tutto:
farmi svegliare altrove –