Anita Piscazzi – Tre poesie inedite (Nota a cura di P. Pera)

Nel primo testo qui proposto la nostra poetessa parrebbe riferirsi a un desiderato Angelo – l’inverno? – che, quale amore, può prometterle una rifioritura primaverile. Pur di seguirne il mutamento la nostra si fa mandorlo, in tale forma l’Angelo non potrà – almeno noi lo crediamo – che carezzarla, spegnendo (col gelo) quel suo fuoco passionale. Ma la luce dell’Angelo canta solo per poi portare via ogni ricordo di sé. Ed ecco sbucare le serpi, quei parassiti che tentano di negare che l’Angelo ci sia mai stato.

Procedendo proponiamo la reminiscenza d’un amore che sapeva dare l’universo, e del quale – ora che è distrutto – volano ancora i petali. L’autrice di oggi chiede al ricordo della bellezza che fu di poter essere consegnata a sé stessa, quasi dimentica di chi sia ora che qualcosa si è perso. Viene ancora seguito il ricordo della luce, dell’Angelo forse.

In conclusione viviamo il suo esilio nel sogno del serpente, dove – con la timidezza del Paolo dantesco – le si fa pallido il viso al ricordo d’ogni bascio galeotto; oggi corrotto dalla tentazione di quel sogno che vorrebbe l’inesistenza dell’amore, separando Eva dal suo Adamo dopo la triste caduta dell’uomo.

Paolo Pera

*
Lo scompenso delle immagini
a volte si fa riva senz’acqua.

Il ritorno dell’inverno promette
una luce nuova.
A ogni passo vederti, salutarti,
ritornare con niente in tasca.

Sto come ogni cosa che brucia.

Accoglimi Angelo di luce
ho attaccato gli occhi ai mandorli
farò testamento del tuo passaggio.

Sarai sorgente sulle ossa sparse nei mari
sulla morte della viola di marzo.

Rimani. Canta del miele di Aleppo
della giovinezza che resta nei giardini.

Accadi leggero davanti alla porta
eppure se ne va presto la luce,
ma qui non passa e lente vanno le serpi.

*

Non conosco la strada ma so della luce
che sbatte quando mi guardi.
La misura del tempo è andare e restare

Qualcosa si è persa

la felicità
la lezione del mare
la voce di chi ho amato
il “chiamami quando finisci”

ma tutto ci dà l’universo
sa ritrovarci dopo mille anni
là dove ci siamo persi e amati

sapere che da qualche parte
i fiori hanno petali nel vento

per questo non so fermarmi
sotto l’ombra ottagonale del monte

amore che mi magnifica respiro
amore che non so dire ti peso

consegnami nelle tue mani
e ti porterò dove tutto è poco.

*

Cerca lui solo, allontanati dallo spazio

ascolta il canto delle sette sfere
l’ottava all’unisono sarà

il sogno del serpente.

Lo vidi così ovunque di ogni forma fatto
che il viso mio di pallore si fece.

Il nostro deserto non ha limite
ma tu continua a cercare l’immagine
che non ha forma

è il sogno del serpente.