Giuseppe Todisco – Si prega girati di schiena

Forse non sai, Irene
che si prega girati di schiena
e per sopravvivere bisogna amarsi
come i preti amano le ostie.
Dico forse, perché ti guardo
mentre studi i cromosomi
e invano cerchi qualcosa
che giustifichi il perdono.
Forse non sai, Irene
che nella migliore delle ipotesi
il nome di Dio lo impari a memoria
digitando interurbane dai telefoni a gettone.
Tu mi fai tornare in mente
lo spessore delle lettere imbucate,
gli indirizzi scritti a margine,
il sapore dei francobolli.
Ed è così che ti vorrei leccare
e spedirti chissà dove
ignorando confini e carte coloniali;
vorrei leccarti fino ai mitocondri
per capire se quel modo che hai
di mettere ordine tra le cose
lo hai ereditato da tua madre
oppure dai supermercati.
Lasciami qualcosa di tuo, Irene
perché verrà il regno
quando saremo tutti uguali
e allora non potrò distinguerti
come nel corpo di Cristo
non si distinguono le ossa.

*

È così cielo questo
ventre di terra che abito
che quanta più luce chiedo,
di più luce mi cadranno gli occhi.

Dietro ogni nuvola appaio,
se apparire equivale a cedere
di sé qualcosa a questi uccelli,
a quelle case disposte a nodo.

C’è così poco da cadere dagli alberi,
c’è così poco da imparare sugli uomini.

Ma se ancora mi potranno nuocere,
ancora mettere a giudizio,
ricorda: sono stato io,
non quell’altra parte che di me
si è arresa al nome,
ad aver tentato il salto
prima di fallire il volo.

*

A stento ricuci il nero
venuto fuori
da una delle molte toppe
e fai come ti hanno insegnato
che dove insiste la luce
schiarisce la notte.
Maria, tu riduci a quadro
ogni promessa
e la cattiva sorte
resta un giorno di preghiera
a cui ti sei sottratta.

Il legno la sposa di Dio il bimbo che piange.

Hanno chiamato cenere
e ti sei voltata.
Fai bene Maria
la curiosità non è peccato
come quando chiedesti all’angelo
se per benedire il ventre
bastavano solo le mani.

Il legno la casa di Dio il bimbo che mangia.

Ad ovest di tutte le carni
guardi dall’uscio
se torna lo sposo

e fai come ti hanno insegnato
che dove impreca la mano
zittisce la voce.
Maria, resta il rimpianto
di un’altra sorte
e il giorno di preghiere
a cui ti sei sottratta.

Il legno la madre di Dio il bimbo che dorme
nell’altra stanza
.