Francesco Fedele – Frontiere

Mulini a vento

Stride la mia vita eccentrica
col più classico borghese veto,
sento arrabbiati i vecchi dei
che ho perso ormai nel tempo.

In questa società discarica
di muto assoluto asindeto
se non appari non ci sei,
muori dentro e muori lento.

Qualunque cosa mi si dica
ho sempre un cervello irrequieto,
so sicuro cosa risponderei
qui fermo nel mio sentimento.

Ancora suonerò la carica
lanciandomi con impeto,
combattere con ardore i miei
cari nuovi mulini a vento.

*

aMare

Con passo incerto
avevo voglia
di abbracciare il mare
aperto
ma per farlo
avrei dovuto tacere
e partire in un mesto silenzio.

Bastava riaprire la mano
per riconciliarmi
col genere umano.

Per fortuna la tua voce
come un canto di sirena
mi ha attirato
sulla giusta riva,
un porto immaginario
dove convergono
arteria e vena.

*

Il vecchio e il mare

La guardavi quella distesa
che tanto ti ha dato
che tanto ti ha tolto,
un grembo materno
o un burbero inverno,
con quegli occhi azzurri
come il mare
che guardavano sempre oltre,
al di là delle onde più alte
dei venti più forti
e di stelle opache,
impossibile dimenticare.

Io oggi guardo il mare
come se fosse il tuo specchio
è solcato dalle rughe del tempo
il tuo animo è diventato
parte di questo
immenso manto salato.