Stefano Flares – Tre poesie inedite

THE WIRE

il piede del poliziotto spinge la sua bocca,
finché sente spaccarsi i denti e andare giù.

i palmi delle mani nella pozza. tatuano
gli anfibi neri come la polpa di un fico.

l’ordine, ti ha sfiorato l’orecchio
a un centimetro dalla paura. Una
mandibola mossa involontariamente. click nella testa.

non potevi comprendere
come trema la bellezza in un corpo disarmato.

proprio come la
tua mano. ha tremato. Raggiunte due dita
dal lato sbagliato.
cosa diceva l’ordine;
se si mette male?

dal lato sbagliato. Siamo tutti dal lato
sbagliato in questa storia.

*

TOCCARE

Permettere al sole
di asciugarmi,

è averci
di nuovo a che fare.

Sul più bello sono uscito
dalla tua ombra

per il timer impostato
su questo sogno.

Deve esserci qualcosa, oltre l’orizzonte,

gli uccelli, continuano a sparire.

Sono felice, di allungare gli occhi fin lì.

Questa pioggia sono loro
che ritornano.

Questa grandine, deve essere
il modo in cui Dio,
riempie le strade di sassi provvisori.

Così possiamo ascoltare
i sassi sciogliersi. E credere.

se non credere;

cosa significa
rimanere a fissare sassi
mentre diventano acqua?

*

OZ

Ogni mattina acqua piovana
la foresta di animali di latta
mangiati dalla ruggine,
sul mio petto erboso.
C’è uno spaventapasseri,
vive nel mio sterno. Vuoto
del peso di una grazia
tolta la tara del cuore.
Il suo viso senza bocca
pieno di melodia
Mi chiama, nel riverbero di fieno.
Dice il nome di mio padre.
Lo fa così bene.
Dire il suo nome,
che per una volta,
un uomo è sul mio volto.