Pietro Romano – Case sepolte

Dov’è la mia voce? Fuori? Dentro di me? A chi mormora, intrisa
di sale? Innocua, necessaria come l’aria partorita da un respiro
comune.

Mi appartiene la mia voce? Cos’è? Non c’è al mondo suono che si
crepi per tanta forza deposta. Memoria? Quale memoria? Di me
che ritorno alla soglia che manca? Quale stanza?

*

Ora esplode la lingua sul palato. Non basta il silenzio: fioriscono
rose senza spine. Tale la voce senza pronuncia, senza fiato. Laggiù
non tiene nome il passato – traccia di un canto parziale

*

Sarò presenza d’inchiostro, gravido di mancanza.

*

Secca il corpo per troppa mancanza, residuo di un passato dissepolto.
Vado via in forma di sciame. Come abitare la dimenticanza?