Amori e disincanti -intervista a V.Vagliaturo

1) La tua poesia dal carattere fortemente prosastico, a tratti quasi un dialogo interiore, sembra pervasa da una forte disillusione nei confronti del mondo, come testimonia anche il titolo della tua raccolta, “Amori e disincanti”. Parli infatti spesso di lacerazioni interiori, di paure, di ansie che inevitabilmente la vita ci pone dinnanzi, che forse oserei dire il poeta sente maggiormente, come se avesse una pelle più sottile e per questo si “scottasse” prima. Tra i tanti, mi ha molto colpito un tuo verso “rinasco ogni volta tramite un processo di formattazione interiore automatico per eliminare tutti quei virus che m’infettano l’esistenza”. Ci spieghi a cosa fai riferimento?

“Gli amori e disincanti che descrivo nei miei versi riguardano la sfera della nostra esistenza sia sentimentale che sociale, oserei dire anche politica, connotata negli ultimi tempi da una certa disaffezione. La notte porta consigli e direi ispirazioni, soprattutto per uno come me che ama elucubrare, anche in questo momento che sono le 3 e sto rispondendo alle tue domande. Il sonno poi mi rigenera, l’organismo e la mente hanno la capacità di formattarsi come se fossero un computer per ridestarsi quasi miracolosamente senza più quelle delusioni e amarezze che gli avvenimenti e le persone ci provocano, come i virus – importante sottolineare il plurale in un momento in cui ci si concentra ahimè ostinatamente solo su uno -. Dormirci sopra a volte è l’unica soluzione per resettare e riequilibrarsi. Poi io sono un inguaribile ottimista, mi risveglio sempre con occhi nuovi come strappato dalla morte dopo aver subìto ripetuti accanimenti terapeutici, come espresso negli altri versi di quella poesia”

2) Nella tua poetica emerge una chiara formazione classica, ma anche cantautoriale; penso al verso di Lucio Battisti (“Le discese ardite, e le risalite”) che hai scelto di inserire, non casualmente, immagino. Quanto sono importanti nella tua ispirazione queste discese e risalite che vivi nella quotidianità?

“Assolutamente fondamentali. Solo toccando il fondo possiamo ritrovare noi stessi e quindi rialzarci diceva Pavese. È un oscillare perenne tra due estremi, condizionati, come descrive il Tao, da una forza, una regia occulta, un destino, chiamatelo come volete. Da una parte c’è lo sconforto che crediamo non finisca mai, come attraversare un deserto o un tunnel senza fine, dall’altra la gioia che con amarezza presagiamo dovrà prima o poi finire come un bel sogno, il disinganno appunto. Il poeta infatti si sente inadatto alla vita, per dirla alla Sereni, non si accontenta mai, è destinato a non assaporate mai pienamente i momenti, le cose, rimane sempre un’insoddisfazione di fondo che genera però momenti illuminanti di nostalgia, che rappresentano la linfa per quanto dolorosa così vitale per scrivere poeticamente”

3) In una sezione della tua raccolta intitolata “La parabola dell’esistenza” si coglie l’immagine di un poeta che si sente in bilico, smarrito, come se cercasse un riferimento, uno sguardo pronto a “sollevarlo” dalle malvagità della vita. Parlaci un po’ di questo aspetto.

“In questa parabola rappresentata dalla vita ci si trova spesso davanti a un precipizio o a districarsi in equilibrio precario anche se la nostra meta dovrebbe essere il continuo miglioramento per raggiungere un centro di gravità permanente. A proposito di un altro grande cantautore. Ci si aggrappa quindi a qualcosa a qualcuno che possa ascoltarci, comprenderci, affine ai nostri pensieri, ai nostri sentimenti. Uno sguardo, degli occhi che ci abbaglino fuori da quel tunnel di mediocrità, invidie e cattiverie che spesso si manifestano nell’esistenza”

4) Come mai hai scelto di suddividere e di intitolare in questo modo la raccolta e le sezioni, dal chiaro rimando astrale ed esistenziale? (Dalla parte opposta, La parabola dell’esistenza, De sidus, De sideribus).

“La condizione di outsider mi porta spesso a trovarmi fuori dalle appartenenze e dagli schemi, e quindi dalla parte opposta, che è il titolo del mio romanzo da cui sono tratte alcune poesie della sezione. Sono un grande appassionato di astronomia oltre che di nuove tecnologie, science fiction e postumano. Ho sempre alzato il mio sguardo verso il cielo, l’altrove da quando ero adolescente, risentendo un collegamento con l’infinito. Questo desiderio di ricongiungermi con l’universo e i nostri creatori, gli antenati da cui proveniamo, che etimologicamente significa de sidus, senza le stelle e de siderubus, dalle stelle, e che pare abbia origine dai desiderantes del De Bello Gallico di Giulio Cesare”

5) Che progetti hai per il tuo futuro?
Scriverai ancora poesie o ti cimenterai anche in altri generi?

“Beh la poesia è creazione, produzione, e questa creatività che è nata in fase adolescenziale con i primi versi che non ho mai pubblicato, e chissà se lo farò un giorno, si è espressa successivamente attraverso la musica e la narrazione, e si è concretizzata adesso con questa prima raccolta edita grazie a Giulio Milani di Transeuropa. Spero nonostante i periodi bui e di incertezza, come quello che stiamo vivendo, che non mi abbandoni mai perché ho ancora tante idee da esprimere, tante cose da scrivere, e altri versi e romanzi che mi frullano per la testa, come il seguito del romanzo…”

ALCUNE POESIE DA AMORI E DISINCANTI


Quando sarà
ricordati del deserto
delle lunghe traversate
della fame, della sete
dei silenzi interminabili
nel vuoto cinico di sentimenti.
Quando sarà
perché prima o poi
di nuovo sarà
non dimenticare
l’incomprensione sinusoidale.
Dopo quel tunnel
tutto sembra immacolato
non ti voltare
per non rimanere
pietrificato fermati, trattieniti
non tornare più indietro.

*


Ci sono cose
che non so spiegare
e si evolvono informi
fuori dalle mura domestiche
intrighi e inganni molteplici
provenienze e comparse
dirette da una regia occulta.
Ma tutto questo
è una commedia irreale
in cui a metà scena entri tu
la protagonista indiscussa
a sconvolgere la trama
e si fermano le riprese
si ritorna alla vita reale
per riscrivere il finale
di una storia lieta
senza più pensieri
che ha trovato pace
dopo un lungo
e faticoso farraginare
que a Chan Chan
le daba pena.

*


Stare aggrappati alla vita
per superare la perdita
sul ciglio di un ponte tibetano
dietro c’è l’amore smarrito
un richiamo ancora vivido
davanti ti aspettano
ombre di forme che brillano
in mezzo ci sono le paure
spingono a oltrepassare
peripezie per attraversare
in un verso o nell’altro
il fiume silente e raggelato.

*

Come esattamente un anno
fa appari così dal nulla
con la tua nostalgia perenne
questa volta senza accuse
per rileggere il mio romanzo
le nostre benamate poesie
anche dopo il terremoto
che ci ha distaccati
ognuno nella sua sponda
e risveglia il fantasma sotto la faglia
come una fisarmonica si chiude
e rimane inalterato
dalla Mole al Colosseo
questo incantesimo da estirpare
recitando formule apotropaiche
su tavolette e gioielli sepolcrali
per allontanare l’influsso
di questa maschera esistenziale
nella deriva relazionale.

Intervista e selezione a cura di Lavinia Alberti