Giulia Olga Billante – Luci Convalescenti (nota di P.Pera)

Giulia Olga Billante si presenta a Il Visionario Poesia con una serie di testi capeggiati da una sola scritta introduttiva (forse un verso unico e vagabondo?) che così recita: Luci convalescenti… Ecco allora aprirsi tutto in un’aura che rischiara quanto segue, quell’introduzione è il faro!

Nel primo testo qui proposto sorge un frutto che si distanzia da quanto lo circonda: Nasce inaspettato un frutto / […] Nello sguardo inaridito – dalla vita. La poetessa è il frutto, e sul suo cammino sbuca un fiore di poesia pronto a sollevarle l’anima. Nel dolce nucleo che la poesia è la Nostra potrà tornare ad abitare quel ventre della vita prima sommerso da tanta vacua pochezza.

Nel secondo testo il frutto ormai raggelato dalla stagione triste sporca col suo sangue il bianco che lo sotterra. Lì depositato prende a mutare in nuova vita, per consegnarsi alla luce: Ha fretta il frutto estremo / di darsi alla morte, muta / e si distende, nella luce; poiché mutare / è il desiderio di ogni ente. La primavera lo scalderà, lo rafforzerà…

Nel terzo e ultimo testo, prigioniero d’un blu troppo scuro (che precede la primavera?) il frutto, orfano della parola e del linguaggio, riflette così: Non saper dire di ogni altra cosa / un nome / che sia un pretesto per coincidere. Il nome infatti parrebbe qualcosa di talmente stretto al singolo da prendere esistenza solo in lui e in chi sceglie d’ascoltarlo, di condividersi e d’avere con questo gli stessi nomi. Soffrire la detta estraneità rende muti, ma la luce – insieme alla parola – arriverà ancora.

Paolo Pera


Nasce inaspettato un frutto
selvaggio, nel deserto.
Nello sguardo inaridito – dalla vita.

Nasce un fiore inaspettato
sulla strada sterminata
della gioia e del dolore.

Rinasce il blu
nel cerchio musicale
dello sguardo; libidine acquosa

nel ventre della vita. 


Sciorina ruggine dopo la pioggia,
riposa il mutamento sotto
la neve sporcata dal frutto
insanguinato.

Germoglia il seme nella stasi.
Ha fretta il frutto estremo
di darsi alla morte, muta
e si distende, nella luce:

mutare
è il desiderio di ogni ente.


Restare feriti dal blu innominabile
che si interpone fra anima e anim

– e inettitudine solare.

Non saper dire di ogni altra cosa
un nome
che sia un pretesto per coincidere.

Non saper dire della vertigine
la separazione fra cosa e cosa;
in esilio, orfano della parola,

talvolta…