Fosca Navarra – Due poesie inedite

Fosca Navarra

Disse così la notte,
che avevi le chiome di un’altra
e le scuoteva il vento
in sella a una finestra di Dalì
e io ti stavo accanto
nella casa che odorava di sale,
a guardare gli occhi gonfi
delle passiflore.

Mi disse che eri un sorriso
che eri già bianca ma ancora rosea
avevi lo scirocco in viso
e a me tu volgevi la voce dei giochi
che fanno nei boschi le fate
ed io non sapevo di stare a guardar
della giovane festa che fosti
faville d’addio.

Ma non volle dire la notte,
celando nel ventre turchino del mare
le lacrime stanche dei fiori.
Il vento ha rubato i tuoi passi
e tacciono i ruvidi boschi.
Tu danzi fra folle più folte
ed io non sapevo d’averti lasciato
nel sogno d’estate l’amaro commiato.

*

Resta a queste acerbe mani
Soltanto l’impalpabile macigno
Di quel che fai fatica a rimembrare;
e resta a queste sfoglie di coscienza
e all’io che s’è ubriacato di menzogne
soltanto quell’acre sentor d’inumani
spari di neve di ieri e di nebbia per sempre,
ai palmi che dirsi innocenti volevano solo.

A te non rimane, figliola del più lindo cielo
Che il fiato strozzato di quelle parole
Che solo ricordi nel ventre squassato;
e hai visto il tuo corpo strappato dal cielo
gettarsi nel sordido fango di un mondo
che non era quello che il mondo voleva;
e a te non rimane, impastata di male
che il solco delle ali che ti hanno rubato.