Lorenzo Mele – Settembre è una preghiera (inediti)

Lorenzo Mele

Settembre esausto che piangi,
non mi dici come stanno le cose,
preghiera semisommersa, ultimo
bacio estivo. Il tuo lontano sole,
sai, mi commuove ancora.

Settembre buono che torni,
è tuo tutto il buono che resta.

*

Questa notte mi preparo un the;
due o tre gocce di passiflora
nel dubbio a decantare nell’infuso.
Le ansie le lascio sui balconi,
ma loro subito a scodinzolare,
a graffiare dietro la porta.

Accendermi una sigaretta
è un segno di resa, un gesto
di grazia in onore dei morti.

*

Sto nello spacco dell’anguria
invecchiata nel freddo a morire.
Sto nello spreco dei vent’anni,
nello sbaraglio di chi è niente
in questo tutto, in questo casolare
abbandonato dipinto dall’innocenza.

*

È stato improvviso tutto questo precipitare.
Io non me ne capacito. Me ne sto appeso
al filo rosso del telefono, a una chiamata
che mi salvi – improvvisa – dalla rovina.
Ancora prego per quello che viene. Spero
una benedizione, un fischio alla fine delle ore.

*

Come bambole nel cemento
scomposte e mai riesumate;
noi – discepoli del deserto
dalle mille voci consumate.