Lucia Brandoli – Anello di prova

Lucia Brandoli

Una morte distratta


Hai sognato di essere la morte
di abitare in una torre col telefono,
con una sola scala sospesa,
il freddo esalato dai mattoni.
Il carnevale si avvicinava
coperto di risate e cerone
come ogni carnevale che si rispetti,
e come a ogni carnevale
io piangevo, nel mio vestito di tulle, vestito da fata.
C’erano volute ore per quel trucco, che ora si
scioglieva
lentamente, lungo il collo.
C’erano volute ore,
e una bacchetta.

Hai sognato di essere la morte,
o di vivere nel suo costume,
una morte silenziosa,
una morte distratta,
con gli occhi scavati di delusione
per un ingaggio perso.

Alla parata c’erano volute ore
per arrivare, e lentamente superare
la tua torre. Ma tu non eri sceso.
Non te ne sei accorto.
Così hanno proseguito – i pagliacci, le fate,
i trans e i giocolieri – voltandosi di tanto in tanto,
ma nemmeno troppo.
Il carnevale non si preoccupa, né pensa.
E di tempo, in fondo, ce n’era stato,
abituati com’erano al tempo perso.
Tu avevi atteso, vestito, non avevi ascoltato.
Tre messaggi in segreteria:
avevano tanto bisogno di una morte,
ma tu non rispondevi.


Roma, luglio 2015

*

Brisbane

Mi hai detto che gli uomini ridono in quattro,
che gli uomini ridono pari,
che gli uomini, tutti, sono come i palloni –
e in effetti hai ragione – da basket e le donne
come quelli da calcio, le donne
che se ci fai caso, infatti, ridono in tre,
senza i piedi per terra, senza fiato, scartano,
ma in effetti, in questi giorni mi sento
come una pallina da tennis su un tavolo
da calcio balilla, gialla, per niente a suo agio,
che al Monk non ci vuol mai giocare
nessuno, per paura di perdere o di rovinare
lo status che ha fatto tanta fatica a disegnarsi
nella giacca di Burberry, che a quel punto ti chiedi:
ma cosa ci farà mai con la tessera Arci?
Roma oggi, Brisbane domani.
Otto ore prima, otto ore dopo
contemporaneamente, cosa vuoi che sia
due mesi non sono l’eternità, neanche un anno.
È inverno anche lì, ma solo di notte,
mentre pisci in pigiama alle tre
guardando la cintura di Orione.


Lido di Savio, agosto 2015

*

Apparizioni


La madonna è sempre una bella cosa,
quando ci si presenta. Di solito accade
ai viaggiatori sui treni, agli abitanti
delle stazioni. Allevo
una piccola anomalia,
con tutta la cura
della delusione, con l’attenzione dei vinti
al dettaglio, dispersi sulle strade
parallele al centro, sui circuiti
dei fiumi. Dei letti vuoti
passata la tempesta, dei pavimenti
dopo lo sforzo
della vita, che hanno visto
i piedi e la voglia, le caviglie di tutti
gli oggetti, che ci hanno osservato al buio
di case improvvisamente più nostre.


Vicenza, 2013