Riccardo Delfino – Inediti

Riccardo Delfino

Quanto profonde la nostra
passione, anche dopo essersi
naufragata, ancora ci anima,
ancora reclama questo gioco
di perdizione. Ma io ti resto
mare aperto, e tu resti scogliera,
angelo appuntito senza vela.

E se ti immergi in acqua,
mi faccio pangea.
E se vuoti l’oceano, ti piango
da fare marea.

Lontano dalla tua veste.
È qui che devo morire.

Dove imparasti a farti celeste.

*

Sarà natale da due minuti.
Divaricherai le labbra nel vetro
siderale che ci separa.
Di come la morte avrà saputo
simularci, non farai parola.
Fisserai la mia pena per sottrarti
al tormento. E di me farai fine,
smaltimento.

*

Ganimede

L’amore non conosce lutto
nel nostro alfabeto,
I corpi smagriti restano in punta
di lingua ad amarsi in segreto.

Ho stillato ogni lettera del tuo nome
Ho strillato ogni lettera del tuo nome

Le parole restano uguali
Ma di te non riemerge che il suono
di quattro vocali.

*

Morire

Non ci sarà altro
dopo il debole sussulto
del nostro cuore:
Resteremo in un’ombra
come germi di un bacio
mai esteso ad amore.

*

Balsamo nella gola,
sgrondi via, in una vena
consumata, mentre dietro
la pelle accade l’essere,
a fatica, struggendosi tra le cose,
piegandosi nella bocca,
e cosi, soffrendo, si ripete
l’agonia, cose che non tornano
sommarsi all’asma cucita;
coscienza avvilita
del niente che è la vita.