Alessandra Corbetta – Firenze (inediti)

Alessandra Corbetta

I.


Ho avviato la procedura del
dimenticare zollette di zucchero
messe a sproposito dentro il caffè,
la luce lenta tra una persiana
e l’altra – diradare, dopo i perché
Perché la fine ha i viali
lunghi del centro
il freddo rigido alle gambe
come a dover restare
Contare i mattoncini della colonna
all’angolo, riabilitare l’utilità delle dita
è una fatica dirle addio se
l’insegna rossa continua
a lampeggiare gli sguardi dei passanti
andare andare andare

*

II

O mio o tuo Firenze
non lo chiede, accetta l’agguato della vita
dopo il ponte. Se vuoi qualcosa, prendi:
sono scoperte da prima della riva
le parole, sono immerse nel perdono
di una calma luminosa.
Lei è già dentro, lei comprende
ci risponde come fossimo una cosa sola
o una diade nel centro di ogni cosa

III

Camminando
verso il caldo del fornino
sono stata concepita
una seconda volta. Le 16
e il campanile suona.
Piano piano preparavi
l’agguato, un dolore secco
da sciogliere sulla mia bocca.
Muta ascoltavo il rintocco,
cercavo la nudità dell’uomo
tra i colori mentali dei passanti.

Noi tra di noi devoti
alle luci della città, una
Firenze maestosa