Mariatina Alò – Una luce minima

Mariatina Alò

Passeggeri irrisolti


Cento volte mi sono fermata
per guardarmi indietro.
Un’iperbole è la notte,
nelle sue vertigini, affondo.
Gli amori si consumano,
senza spergiurare,
lasciano stanze aperte,
in cui ogni tanto tornare.
Passeggeri irrisolti
su un treno che viaggia al contrario.
Restituzioni, fraintendimenti,
l’attesa custodita in vicoli segreti,
che non puoi raccontare.
Speranze senza carne
sostengono i giorni,
ci fanno sopravvivere,
come alberi all’inverno.

*

L’attesa è una belva

Una mano si posa
sul manico della sedia
come una forma di resa,
piegata sulla sua nervatura.
Quanti sospiri
mancano ancora
all’avvenire che non viene,
alla grandezza che non cresce
e conto mille, centomila sospiri
giochi, tagli di nastri, applausi
ridondanti come la caduta
da una scalinata senza fondo.
L’attesa è una belva,
ha la bocca aperta d’illusioni,
e, ad occhi chiusi, m’inghiotte.

*

Una luce minima

A volte, s’accende
quella luce minima e porta
una parola di conforto
che s’annida, come un seme,
disgiunto e obliquo,
in una fessura dell’anima.
Allora, di nuovo, apprendo
a considerare le cose,
di nuovo, apprendo
a muovermi nello spazio.
Di nuovo, arriva
nell’anima chiusa,
un getto, una caduta,
la ricongiunzione.